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Il territorio del Gavi in questo momento sta vivendo una rinascita caratterizzata dall’attivismo di alcune aziende agricole in forte crescita e che conseguentemente necessitano di nuovi spazi operativi.  

Tra esse La Raia è tra le più interessanti perché affianca all’attività agricola quella di una Fondazione che si propone di tutelare e promuovere i valori del territorio tramite interventi e riflessioni sul rapporto tra arte e cultura. In questo contesto anche il progetto di un deposito per mezzi agricoli, che è sicuramente un tema minore nel campo della progettazione architettonica normalmente assolto con criteri di pura utilità, è da indagare con uno sguardo più profondo, che non può prescindere da una riflessione sul paesaggio, confinando il tema funzionale nell’ambito dei prerequisiti. Il volume progettato non si propone come un nuovo oggetto posato sul terreno ma al contrario è il risultato di una semplice modellazione del suolo che sfrutta il naturale declivio del pendio. 

L’intervento presenta dunque due facce: nel suo insieme si mimetizza nel paesaggio preservandone la sua continuità, nel particolare, sul fronte fruibile dai mezzi, non si sottrae invece ad una sua precisa caratterizzazione architettonica tramite un aggetto in cemento armato a vista che prima separa e poi ricuce, insieme al sottostante muro decorato con listelli di legno carbonizzato, le quote topografiche del pendio. La costruzione - costituita da una semplice struttura in cemento armato a vista con solaio in predalles - è poverissima e realizzata con budget ridottissimo. I dettagli dei giunti tra le componenti, la texture dei casseri e le matrici di legno carbonizzato inserite nel cassero, sono gli elementi che, insieme alla sua forma, conferiscono qualità e senso di ricercatezza al manufatto. 

Particolare cura è stata posta anche nell’illuminazione naturale e artificiale. Il locale a deposito è illuminato da una fenditura ricavata dalla sospensione del pattern decorativo di facciata portando all’interno una luce radente che segue i movimenti del sole. Lo spazio aperto per i mezzi è illuminato artificialmente per mezzo di tubi fluorescenti allocati all’interno del giunto, appositamente tenuto aperto, tra le lastre prefabbricate del solaio, in modo da originare un disegno astratto e lineare molto ben percepibile all’imbrunire.

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Ricovero Mezzi Agricoli
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Il territorio del Gavi in questo momento sta vivendo una rinascita caratterizzata dall’attivismo di alcune aziende agricole in forte crescita e che conseguentemente necessitano di nuovi spazi operativi.  

Tra esse La Raia è tra le più interessanti perché affianca all’attività agricola quella di una Fondazione che si propone di tutelare e promuovere i valori del territorio tramite interventi e riflessioni sul rapporto tra arte e cultura. In questo contesto anche il progetto di un deposito per mezzi agricoli, che è sicuramente un tema minore nel campo della progettazione architettonica normalmente assolto con criteri di pura utilità, è da indagare con uno sguardo più profondo, che non può prescindere da una riflessione sul paesaggio, confinando il tema funzionale nell’ambito dei prerequisiti. Il volume progettato non si propone come un nuovo oggetto posato sul terreno ma al contrario è il risultato di una semplice modellazione del suolo che sfrutta il naturale declivio del pendio. 

L’intervento presenta dunque due facce: nel suo insieme si mimetizza nel paesaggio preservandone la sua continuità, nel particolare, sul fronte fruibile dai mezzi, non si sottrae invece ad una sua precisa caratterizzazione architettonica tramite un aggetto in cemento armato a vista che prima separa e poi ricuce, insieme al sottostante muro decorato con listelli di legno carbonizzato, le quote topografiche del pendio. La costruzione - costituita da una semplice struttura in cemento armato a vista con solaio in predalles - è poverissima e realizzata con budget ridottissimo. I dettagli dei giunti tra le componenti, la texture dei casseri e le matrici di legno carbonizzato inserite nel cassero, sono gli elementi che, insieme alla sua forma, conferiscono qualità e senso di ricercatezza al manufatto. 

Particolare cura è stata posta anche nell’illuminazione naturale e artificiale. Il locale a deposito è illuminato da una fenditura ricavata dalla sospensione del pattern decorativo di facciata portando all’interno una luce radente che segue i movimenti del sole. Lo spazio aperto per i mezzi è illuminato artificialmente per mezzo di tubi fluorescenti allocati all’interno del giunto, appositamente tenuto aperto, tra le lastre prefabbricate del solaio, in modo da originare un disegno astratto e lineare molto ben percepibile all’imbrunire.

Il territorio del Gavi in questo momento sta vivendo una rinascita caratterizzata dall’attivismo di alcune aziende agricole in forte crescita e che conseguentemente necessitano di nuovi spazi operativi.  

Tra esse La Raia è tra le più interessanti perché affianca all’attività agricola quella di una Fondazione che si propone di tutelare e promuovere i valori del territorio tramite interventi e riflessioni sul rapporto tra arte e cultura. In questo contesto anche il progetto di un deposito per mezzi agricoli, che è sicuramente un tema minore nel campo della progettazione architettonica normalmente assolto con criteri di pura utilità, è da indagare con uno sguardo più profondo, che non può prescindere da una riflessione sul paesaggio, confinando il tema funzionale nell’ambito dei prerequisiti. Il volume progettato non si propone come un nuovo oggetto posato sul terreno ma al contrario è il risultato di una semplice modellazione del suolo che sfrutta il naturale declivio del pendio. 

L’intervento presenta dunque due facce: nel suo insieme si mimetizza nel paesaggio preservandone la sua continuità, nel particolare, sul fronte fruibile dai mezzi, non si sottrae invece ad una sua precisa caratterizzazione architettonica tramite un aggetto in cemento armato a vista che prima separa e poi ricuce, insieme al sottostante muro decorato con listelli di legno carbonizzato, le quote topografiche del pendio. La costruzione - costituita da una semplice struttura in cemento armato a vista con solaio in predalles - è poverissima e realizzata con budget ridottissimo. I dettagli dei giunti tra le componenti, la texture dei casseri e le matrici di legno carbonizzato inserite nel cassero, sono gli elementi che, insieme alla sua forma, conferiscono qualità e senso di ricercatezza al manufatto. 

Particolare cura è stata posta anche nell’illuminazione naturale e artificiale. Il locale a deposito è illuminato da una fenditura ricavata dalla sospensione del pattern decorativo di facciata portando all’interno una luce radente che segue i movimenti del sole. Lo spazio aperto per i mezzi è illuminato artificialmente per mezzo di tubi fluorescenti allocati all’interno del giunto, appositamente tenuto aperto, tra le lastre prefabbricate del solaio, in modo da originare un disegno astratto e lineare molto ben percepibile all’imbrunire.

Il territorio del Gavi in questo momento sta vivendo una rinascita caratterizzata dall’attivismo di alcune aziende agricole in forte crescita e che conseguentemente necessitano di nuovi spazi operativi.  

Tra esse La Raia è tra le più interessanti perché affianca all’attività agricola quella di una Fondazione che si propone di tutelare e promuovere i valori del territorio tramite interventi e riflessioni sul rapporto tra arte e cultura. In questo contesto anche il progetto di un deposito per mezzi agricoli, che è sicuramente un tema minore nel campo della progettazione architettonica normalmente assolto con criteri di pura utilità, è da indagare con uno sguardo più profondo, che non può prescindere da una riflessione sul paesaggio, confinando il tema funzionale nell’ambito dei prerequisiti. Il volume progettato non si propone come un nuovo oggetto posato sul terreno ma al contrario è il risultato di una semplice modellazione del suolo che sfrutta il naturale declivio del pendio. 

L’intervento presenta dunque due facce: nel suo insieme si mimetizza nel paesaggio preservandone la sua continuità, nel particolare, sul fronte fruibile dai mezzi, non si sottrae invece ad una sua precisa caratterizzazione architettonica tramite un aggetto in cemento armato a vista che prima separa e poi ricuce, insieme al sottostante muro decorato con listelli di legno carbonizzato, le quote topografiche del pendio. La costruzione - costituita da una semplice struttura in cemento armato a vista con solaio in predalles - è poverissima e realizzata con budget ridottissimo. I dettagli dei giunti tra le componenti, la texture dei casseri e le matrici di legno carbonizzato inserite nel cassero, sono gli elementi che, insieme alla sua forma, conferiscono qualità e senso di ricercatezza al manufatto. 

Particolare cura è stata posta anche nell’illuminazione naturale e artificiale. Il locale a deposito è illuminato da una fenditura ricavata dalla sospensione del pattern decorativo di facciata portando all’interno una luce radente che segue i movimenti del sole. Lo spazio aperto per i mezzi è illuminato artificialmente per mezzo di tubi fluorescenti allocati all’interno del giunto, appositamente tenuto aperto, tra le lastre prefabbricate del solaio, in modo da originare un disegno astratto e lineare molto ben percepibile all’imbrunire.

Il territorio del Gavi in questo momento sta vivendo una rinascita caratterizzata dall’attivismo di alcune aziende agricole in forte crescita e che conseguentemente necessitano di nuovi spazi operativi.  

Tra esse La Raia è tra le più interessanti perché affianca all’attività agricola quella di una Fondazione che si propone di tutelare e promuovere i valori del territorio tramite interventi e riflessioni sul rapporto tra arte e cultura. In questo contesto anche il progetto di un deposito per mezzi agricoli, che è sicuramente un tema minore nel campo della progettazione architettonica normalmente assolto con criteri di pura utilità, è da indagare con uno sguardo più profondo, che non può prescindere da una riflessione sul paesaggio, confinando il tema funzionale nell’ambito dei prerequisiti. Il volume progettato non si propone come un nuovo oggetto posato sul terreno ma al contrario è il risultato di una semplice modellazione del suolo che sfrutta il naturale declivio del pendio. 

L’intervento presenta dunque due facce: nel suo insieme si mimetizza nel paesaggio preservandone la sua continuità, nel particolare, sul fronte fruibile dai mezzi, non si sottrae invece ad una sua precisa caratterizzazione architettonica tramite un aggetto in cemento armato a vista che prima separa e poi ricuce, insieme al sottostante muro decorato con listelli di legno carbonizzato, le quote topografiche del pendio. La costruzione - costituita da una semplice struttura in cemento armato a vista con solaio in predalles - è poverissima e realizzata con budget ridottissimo. I dettagli dei giunti tra le componenti, la texture dei casseri e le matrici di legno carbonizzato inserite nel cassero, sono gli elementi che, insieme alla sua forma, conferiscono qualità e senso di ricercatezza al manufatto. 

Particolare cura è stata posta anche nell’illuminazione naturale e artificiale. Il locale a deposito è illuminato da una fenditura ricavata dalla sospensione del pattern decorativo di facciata portando all’interno una luce radente che segue i movimenti del sole. Lo spazio aperto per i mezzi è illuminato artificialmente per mezzo di tubi fluorescenti allocati all’interno del giunto, appositamente tenuto aperto, tra le lastre prefabbricate del solaio, in modo da originare un disegno astratto e lineare molto ben percepibile all’imbrunire.

Il territorio del Gavi in questo momento sta vivendo una rinascita caratterizzata dall’attivismo di alcune aziende agricole in forte crescita e che conseguentemente necessitano di nuovi spazi operativi.  

Tra esse La Raia è tra le più interessanti perché affianca all’attività agricola quella di una Fondazione che si propone di tutelare e promuovere i valori del territorio tramite interventi e riflessioni sul rapporto tra arte e cultura. In questo contesto anche il progetto di un deposito per mezzi agricoli, che è sicuramente un tema minore nel campo della progettazione architettonica normalmente assolto con criteri di pura utilità, è da indagare con uno sguardo più profondo, che non può prescindere da una riflessione sul paesaggio, confinando il tema funzionale nell’ambito dei prerequisiti. Il volume progettato non si propone come un nuovo oggetto posato sul terreno ma al contrario è il risultato di una semplice modellazione del suolo che sfrutta il naturale declivio del pendio. 

L’intervento presenta dunque due facce: nel suo insieme si mimetizza nel paesaggio preservandone la sua continuità, nel particolare, sul fronte fruibile dai mezzi, non si sottrae invece ad una sua precisa caratterizzazione architettonica tramite un aggetto in cemento armato a vista che prima separa e poi ricuce, insieme al sottostante muro decorato con listelli di legno carbonizzato, le quote topografiche del pendio. La costruzione - costituita da una semplice struttura in cemento armato a vista con solaio in predalles - è poverissima e realizzata con budget ridottissimo. I dettagli dei giunti tra le componenti, la texture dei casseri e le matrici di legno carbonizzato inserite nel cassero, sono gli elementi che, insieme alla sua forma, conferiscono qualità e senso di ricercatezza al manufatto. 

Particolare cura è stata posta anche nell’illuminazione naturale e artificiale. Il locale a deposito è illuminato da una fenditura ricavata dalla sospensione del pattern decorativo di facciata portando all’interno una luce radente che segue i movimenti del sole. Lo spazio aperto per i mezzi è illuminato artificialmente per mezzo di tubi fluorescenti allocati all’interno del giunto, appositamente tenuto aperto, tra le lastre prefabbricate del solaio, in modo da originare un disegno astratto e lineare molto ben percepibile all’imbrunire.

Il territorio del Gavi in questo momento sta vivendo una rinascita caratterizzata dall’attivismo di alcune aziende agricole in forte crescita e che conseguentemente necessitano di nuovi spazi operativi.  

Tra esse La Raia è tra le più interessanti perché affianca all’attività agricola quella di una Fondazione che si propone di tutelare e promuovere i valori del territorio tramite interventi e riflessioni sul rapporto tra arte e cultura. In questo contesto anche il progetto di un deposito per mezzi agricoli, che è sicuramente un tema minore nel campo della progettazione architettonica normalmente assolto con criteri di pura utilità, è da indagare con uno sguardo più profondo, che non può prescindere da una riflessione sul paesaggio, confinando il tema funzionale nell’ambito dei prerequisiti. Il volume progettato non si propone come un nuovo oggetto posato sul terreno ma al contrario è il risultato di una semplice modellazione del suolo che sfrutta il naturale declivio del pendio. 

L’intervento presenta dunque due facce: nel suo insieme si mimetizza nel paesaggio preservandone la sua continuità, nel particolare, sul fronte fruibile dai mezzi, non si sottrae invece ad una sua precisa caratterizzazione architettonica tramite un aggetto in cemento armato a vista che prima separa e poi ricuce, insieme al sottostante muro decorato con listelli di legno carbonizzato, le quote topografiche del pendio. La costruzione - costituita da una semplice struttura in cemento armato a vista con solaio in predalles - è poverissima e realizzata con budget ridottissimo. I dettagli dei giunti tra le componenti, la texture dei casseri e le matrici di legno carbonizzato inserite nel cassero, sono gli elementi che, insieme alla sua forma, conferiscono qualità e senso di ricercatezza al manufatto. 

Particolare cura è stata posta anche nell’illuminazione naturale e artificiale. Il locale a deposito è illuminato da una fenditura ricavata dalla sospensione del pattern decorativo di facciata portando all’interno una luce radente che segue i movimenti del sole. Lo spazio aperto per i mezzi è illuminato artificialmente per mezzo di tubi fluorescenti allocati all’interno del giunto, appositamente tenuto aperto, tra le lastre prefabbricate del solaio, in modo da originare un disegno astratto e lineare molto ben percepibile all’imbrunire.

Il territorio del Gavi in questo momento sta vivendo una rinascita caratterizzata dall’attivismo di alcune aziende agricole in forte crescita e che conseguentemente necessitano di nuovi spazi operativi.  

Tra esse La Raia è tra le più interessanti perché affianca all’attività agricola quella di una Fondazione che si propone di tutelare e promuovere i valori del territorio tramite interventi e riflessioni sul rapporto tra arte e cultura. In questo contesto anche il progetto di un deposito per mezzi agricoli, che è sicuramente un tema minore nel campo della progettazione architettonica normalmente assolto con criteri di pura utilità, è da indagare con uno sguardo più profondo, che non può prescindere da una riflessione sul paesaggio, confinando il tema funzionale nell’ambito dei prerequisiti. Il volume progettato non si propone come un nuovo oggetto posato sul terreno ma al contrario è il risultato di una semplice modellazione del suolo che sfrutta il naturale declivio del pendio. 

L’intervento presenta dunque due facce: nel suo insieme si mimetizza nel paesaggio preservandone la sua continuità, nel particolare, sul fronte fruibile dai mezzi, non si sottrae invece ad una sua precisa caratterizzazione architettonica tramite un aggetto in cemento armato a vista che prima separa e poi ricuce, insieme al sottostante muro decorato con listelli di legno carbonizzato, le quote topografiche del pendio. La costruzione - costituita da una semplice struttura in cemento armato a vista con solaio in predalles - è poverissima e realizzata con budget ridottissimo. I dettagli dei giunti tra le componenti, la texture dei casseri e le matrici di legno carbonizzato inserite nel cassero, sono gli elementi che, insieme alla sua forma, conferiscono qualità e senso di ricercatezza al manufatto. 

Particolare cura è stata posta anche nell’illuminazione naturale e artificiale. Il locale a deposito è illuminato da una fenditura ricavata dalla sospensione del pattern decorativo di facciata portando all’interno una luce radente che segue i movimenti del sole. Lo spazio aperto per i mezzi è illuminato artificialmente per mezzo di tubi fluorescenti allocati all’interno del giunto, appositamente tenuto aperto, tra le lastre prefabbricate del solaio, in modo da originare un disegno astratto e lineare molto ben percepibile all’imbrunire.

Il territorio del Gavi in questo momento sta vivendo una rinascita caratterizzata dall’attivismo di alcune aziende agricole in forte crescita e che conseguentemente necessitano di nuovi spazi operativi.  

Tra esse La Raia è tra le più interessanti perché affianca all’attività agricola quella di una Fondazione che si propone di tutelare e promuovere i valori del territorio tramite interventi e riflessioni sul rapporto tra arte e cultura. In questo contesto anche il progetto di un deposito per mezzi agricoli, che è sicuramente un tema minore nel campo della progettazione architettonica normalmente assolto con criteri di pura utilità, è da indagare con uno sguardo più profondo, che non può prescindere da una riflessione sul paesaggio, confinando il tema funzionale nell’ambito dei prerequisiti. Il volume progettato non si propone come un nuovo oggetto posato sul terreno ma al contrario è il risultato di una semplice modellazione del suolo che sfrutta il naturale declivio del pendio. 

L’intervento presenta dunque due facce: nel suo insieme si mimetizza nel paesaggio preservandone la sua continuità, nel particolare, sul fronte fruibile dai mezzi, non si sottrae invece ad una sua precisa caratterizzazione architettonica tramite un aggetto in cemento armato a vista che prima separa e poi ricuce, insieme al sottostante muro decorato con listelli di legno carbonizzato, le quote topografiche del pendio. La costruzione - costituita da una semplice struttura in cemento armato a vista con solaio in predalles - è poverissima e realizzata con budget ridottissimo. I dettagli dei giunti tra le componenti, la texture dei casseri e le matrici di legno carbonizzato inserite nel cassero, sono gli elementi che, insieme alla sua forma, conferiscono qualità e senso di ricercatezza al manufatto. 

Particolare cura è stata posta anche nell’illuminazione naturale e artificiale. Il locale a deposito è illuminato da una fenditura ricavata dalla sospensione del pattern decorativo di facciata portando all’interno una luce radente che segue i movimenti del sole. Lo spazio aperto per i mezzi è illuminato artificialmente per mezzo di tubi fluorescenti allocati all’interno del giunto, appositamente tenuto aperto, tra le lastre prefabbricate del solaio, in modo da originare un disegno astratto e lineare molto ben percepibile all’imbrunire.

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Committente

privato

Durata

2016 - 2017

Superficie costruita

260 mq

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2016 - 2017

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