


























La storia del recupero e della trasformazione del borgo comincia dai nomi: fienile, stalla, porcilaia, pollaio, deposito, cisterna, letamaia, aia, tettoia, residenza agricola. Questi sono gli spazi e le funzioni che erano presenti in questo complesso agricolo. Tutti abbandonati, tutti dismessi, in avanzato stato di degrado; alcuni completamente invisibili perché interrati o ricoperti dalla vegetazione. Il primo approccio progettuale ha riguardato la necessità di riconoscere le potenzialità del luogo, leggendo tra le preesistenze i valori, le relazioni e i punti di vista migliori. Al fine di recuperare un chiaro rapporto con il paesaggio, si è provveduto alla demolizione di una vecchia stalla esterna, priva di valore architettonico, che impediva la piena percezione delle visuali profonde verso il bosco, la valle e i vigneti. Il ritrovato rapporto con il contesto naturale ha immediatamente conferito nuova vita al borgo, rendendo evidente come l’intervento decisivo per riscoprire il carattere del luogo non riguardasse tanto gli edifici, quanto la qualità dello spazio tra essi. Proprio questo spazio intermedio, da sempre elemento centrale della ricerca dello studio, è diventato il vero strumento di progetto: una nuova definizione delle quote altimetriche, dei singoli spazi di pertinenza rispetto alle funzioni insediate e la progettazione di vere e proprie tipologie di spazi aperti, quali i gradoni, il porticato, il prato e l’aia, hanno consentito di mettere in relazione, secondo una nuova logica, tutti i volumi preesistenti. Ne è nata una nuova configurazione a borgo, da cui deriva il nome del progetto, caratterizzata da una successione di spazi aperti eterogenei e fruibili per diverse attività, capaci di costruire nuove relazioni tra architettura, paesaggio e comunità.
La storia del recupero e della trasformazione del borgo comincia dai nomi: fienile, stalla, porcilaia, pollaio, deposito, cisterna, letamaia, aia, tettoia, residenza agricola. Questi sono gli spazi e le funzioni che erano presenti in questo complesso agricolo. Tutti abbandonati, tutti dismessi, in avanzato stato di degrado; alcuni completamente invisibili perché interrati o ricoperti dalla vegetazione. Il primo approccio progettuale ha riguardato la necessità di riconoscere le potenzialità del luogo, leggendo tra le preesistenze i valori, le relazioni e i punti di vista migliori. Al fine di recuperare un chiaro rapporto con il paesaggio, si è provveduto alla demolizione di una vecchia stalla esterna, priva di valore architettonico, che impediva la piena percezione delle visuali profonde verso il bosco, la valle e i vigneti. Il ritrovato rapporto con il contesto naturale ha immediatamente conferito nuova vita al borgo, rendendo evidente come l’intervento decisivo per riscoprire il carattere del luogo non riguardasse tanto gli edifici, quanto la qualità dello spazio tra essi. Proprio questo spazio intermedio, da sempre elemento centrale della ricerca dello studio, è diventato il vero strumento di progetto: una nuova definizione delle quote altimetriche, dei singoli spazi di pertinenza rispetto alle funzioni insediate e la progettazione di vere e proprie tipologie di spazi aperti, quali i gradoni, il porticato, il prato e l’aia, hanno consentito di mettere in relazione, secondo una nuova logica, tutti i volumi preesistenti. Ne è nata una nuova configurazione a borgo, da cui deriva il nome del progetto, caratterizzata da una successione di spazi aperti eterogenei e fruibili per diverse attività, capaci di costruire nuove relazioni tra architettura, paesaggio e comunità.
La storia del recupero e della trasformazione del borgo comincia dai nomi: fienile, stalla, porcilaia, pollaio, deposito, cisterna, letamaia, aia, tettoia, residenza agricola. Questi sono gli spazi e le funzioni che erano presenti in questo complesso agricolo. Tutti abbandonati, tutti dismessi, in avanzato stato di degrado; alcuni completamente invisibili perché interrati o ricoperti dalla vegetazione. Il primo approccio progettuale ha riguardato la necessità di riconoscere le potenzialità del luogo, leggendo tra le preesistenze i valori, le relazioni e i punti di vista migliori. Al fine di recuperare un chiaro rapporto con il paesaggio, si è provveduto alla demolizione di una vecchia stalla esterna, priva di valore architettonico, che impediva la piena percezione delle visuali profonde verso il bosco, la valle e i vigneti. Il ritrovato rapporto con il contesto naturale ha immediatamente conferito nuova vita al borgo, rendendo evidente come l’intervento decisivo per riscoprire il carattere del luogo non riguardasse tanto gli edifici, quanto la qualità dello spazio tra essi. Proprio questo spazio intermedio, da sempre elemento centrale della ricerca dello studio, è diventato il vero strumento di progetto: una nuova definizione delle quote altimetriche, dei singoli spazi di pertinenza rispetto alle funzioni insediate e la progettazione di vere e proprie tipologie di spazi aperti, quali i gradoni, il porticato, il prato e l’aia, hanno consentito di mettere in relazione, secondo una nuova logica, tutti i volumi preesistenti. Ne è nata una nuova configurazione a borgo, da cui deriva il nome del progetto, caratterizzata da una successione di spazi aperti eterogenei e fruibili per diverse attività, capaci di costruire nuove relazioni tra architettura, paesaggio e comunità.
La storia del recupero e della trasformazione del borgo comincia dai nomi: fienile, stalla, porcilaia, pollaio, deposito, cisterna, letamaia, aia, tettoia, residenza agricola. Questi sono gli spazi e le funzioni che erano presenti in questo complesso agricolo. Tutti abbandonati, tutti dismessi, in avanzato stato di degrado; alcuni completamente invisibili perché interrati o ricoperti dalla vegetazione. Il primo approccio progettuale ha riguardato la necessità di riconoscere le potenzialità del luogo, leggendo tra le preesistenze i valori, le relazioni e i punti di vista migliori. Al fine di recuperare un chiaro rapporto con il paesaggio, si è provveduto alla demolizione di una vecchia stalla esterna, priva di valore architettonico, che impediva la piena percezione delle visuali profonde verso il bosco, la valle e i vigneti. Il ritrovato rapporto con il contesto naturale ha immediatamente conferito nuova vita al borgo, rendendo evidente come l’intervento decisivo per riscoprire il carattere del luogo non riguardasse tanto gli edifici, quanto la qualità dello spazio tra essi. Proprio questo spazio intermedio, da sempre elemento centrale della ricerca dello studio, è diventato il vero strumento di progetto: una nuova definizione delle quote altimetriche, dei singoli spazi di pertinenza rispetto alle funzioni insediate e la progettazione di vere e proprie tipologie di spazi aperti, quali i gradoni, il porticato, il prato e l’aia, hanno consentito di mettere in relazione, secondo una nuova logica, tutti i volumi preesistenti. Ne è nata una nuova configurazione a borgo, da cui deriva il nome del progetto, caratterizzata da una successione di spazi aperti eterogenei e fruibili per diverse attività, capaci di costruire nuove relazioni tra architettura, paesaggio e comunità.
La storia del recupero e della trasformazione del borgo comincia dai nomi: fienile, stalla, porcilaia, pollaio, deposito, cisterna, letamaia, aia, tettoia, residenza agricola. Questi sono gli spazi e le funzioni che erano presenti in questo complesso agricolo. Tutti abbandonati, tutti dismessi, in avanzato stato di degrado; alcuni completamente invisibili perché interrati o ricoperti dalla vegetazione. Il primo approccio progettuale ha riguardato la necessità di riconoscere le potenzialità del luogo, leggendo tra le preesistenze i valori, le relazioni e i punti di vista migliori. Al fine di recuperare un chiaro rapporto con il paesaggio, si è provveduto alla demolizione di una vecchia stalla esterna, priva di valore architettonico, che impediva la piena percezione delle visuali profonde verso il bosco, la valle e i vigneti. Il ritrovato rapporto con il contesto naturale ha immediatamente conferito nuova vita al borgo, rendendo evidente come l’intervento decisivo per riscoprire il carattere del luogo non riguardasse tanto gli edifici, quanto la qualità dello spazio tra essi. Proprio questo spazio intermedio, da sempre elemento centrale della ricerca dello studio, è diventato il vero strumento di progetto: una nuova definizione delle quote altimetriche, dei singoli spazi di pertinenza rispetto alle funzioni insediate e la progettazione di vere e proprie tipologie di spazi aperti, quali i gradoni, il porticato, il prato e l’aia, hanno consentito di mettere in relazione, secondo una nuova logica, tutti i volumi preesistenti. Ne è nata una nuova configurazione a borgo, da cui deriva il nome del progetto, caratterizzata da una successione di spazi aperti eterogenei e fruibili per diverse attività, capaci di costruire nuove relazioni tra architettura, paesaggio e comunità.
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Questo lavoro non è nato tramite scelte precostituite e preformate, ma, al contrario, è l’esito di una progettazione in itinere durante il cantiere. Mano a mano che l’impresa metteva mano ai singoli manufatti o a singole porzioni di spazi aperti, improvvise e inaspettate scoperte hanno reindirizzato le scelte di impianto e di trasformazione.
Questo lavoro non è nato tramite scelte precostituite e preformate, ma, al contrario, è l’esito di una progettazione in itinere durante il cantiere. Mano a mano che l’impresa metteva mano ai singoli manufatti o a singole porzioni di spazi aperti, improvvise e inaspettate scoperte hanno reindirizzato le scelte di impianto e di trasformazione.
Questo lavoro non è nato tramite scelte precostituite e preformate, ma, al contrario, è l’esito di una progettazione in itinere durante il cantiere. Mano a mano che l’impresa metteva mano ai singoli manufatti o a singole porzioni di spazi aperti, improvvise e inaspettate scoperte hanno reindirizzato le scelte di impianto e di trasformazione.
Questo lavoro non è nato tramite scelte precostituite e preformate, ma, al contrario, è l’esito di una progettazione in itinere durante il cantiere. Mano a mano che l’impresa metteva mano ai singoli manufatti o a singole porzioni di spazi aperti, improvvise e inaspettate scoperte hanno reindirizzato le scelte di impianto e di trasformazione.
Questo lavoro non è nato tramite scelte precostituite e preformate, ma, al contrario, è l’esito di una progettazione in itinere durante il cantiere. Mano a mano che l’impresa metteva mano ai singoli manufatti o a singole porzioni di spazi aperti, improvvise e inaspettate scoperte hanno reindirizzato le scelte di impianto e di trasformazione.
Questo lavoro non è nato tramite scelte precostituite e preformate, ma, al contrario, è l’esito di una progettazione in itinere durante il cantiere. Mano a mano che l’impresa metteva mano ai singoli manufatti o a singole porzioni di spazi aperti, improvvise e inaspettate scoperte hanno reindirizzato le scelte di impianto e di trasformazione.

















Luogo
Novi Ligure (AL), Italia
Committente
privato
Luogo
Novi Ligure (AL), Italia
Committente
privato
Luogo
Novi Ligure (AL), Italia
Committente
privato



























La scoperta che il volume principale fosse costruito con la tecnica tradizionale del pisé, ovvero con muri portanti in terra cruda costipata, ha indirizzato la scelta di porre su di esso l’unico accento di diversità architettonica. Non si è trattato soltanto di valorizzare la testimonianza di un’antica tecnica costruttiva, ma soprattutto di riconoscere il valore estetico e contemporaneo della trama materica delle sue superfici. Le facciate sono state quindi ridisegnate attraverso un attento lavoro di ripulitura e salvaguardia dei campi in terra recuperabili, incorniciati da bordature in intonaco scuro in corrispondenza delle aperture, quasi fossero quadri preziosi all’interno dell’architettura.
La scoperta che il volume principale fosse costruito con la tecnica tradizionale del pisé, ovvero con muri portanti in terra cruda costipata, ha indirizzato la scelta di porre su di esso l’unico accento di diversità architettonica. Non si è trattato soltanto di valorizzare la testimonianza di un’antica tecnica costruttiva, ma soprattutto di riconoscere il valore estetico e contemporaneo della trama materica delle sue superfici. Le facciate sono state quindi ridisegnate attraverso un attento lavoro di ripulitura e salvaguardia dei campi in terra recuperabili, incorniciati da bordature in intonaco scuro in corrispondenza delle aperture, quasi fossero quadri preziosi all’interno dell’architettura.
La scoperta che il volume principale fosse costruito con la tecnica tradizionale del pisé, ovvero con muri portanti in terra cruda costipata, ha indirizzato la scelta di porre su di esso l’unico accento di diversità architettonica. Non si è trattato soltanto di valorizzare la testimonianza di un’antica tecnica costruttiva, ma soprattutto di riconoscere il valore estetico e contemporaneo della trama materica delle sue superfici. Le facciate sono state quindi ridisegnate attraverso un attento lavoro di ripulitura e salvaguardia dei campi in terra recuperabili, incorniciati da bordature in intonaco scuro in corrispondenza delle aperture, quasi fossero quadri preziosi all’interno dell’architettura.
La scoperta che il volume principale fosse costruito con la tecnica tradizionale del pisé, ovvero con muri portanti in terra cruda costipata, ha indirizzato la scelta di porre su di esso l’unico accento di diversità architettonica. Non si è trattato soltanto di valorizzare la testimonianza di un’antica tecnica costruttiva, ma soprattutto di riconoscere il valore estetico e contemporaneo della trama materica delle sue superfici. Le facciate sono state quindi ridisegnate attraverso un attento lavoro di ripulitura e salvaguardia dei campi in terra recuperabili, incorniciati da bordature in intonaco scuro in corrispondenza delle aperture, quasi fossero quadri preziosi all’interno dell’architettura.
La scoperta che il volume principale fosse costruito con la tecnica tradizionale del pisé, ovvero con muri portanti in terra cruda costipata, ha indirizzato la scelta di porre su di esso l’unico accento di diversità architettonica. Non si è trattato soltanto di valorizzare la testimonianza di un’antica tecnica costruttiva, ma soprattutto di riconoscere il valore estetico e contemporaneo della trama materica delle sue superfici. Le facciate sono state quindi ridisegnate attraverso un attento lavoro di ripulitura e salvaguardia dei campi in terra recuperabili, incorniciati da bordature in intonaco scuro in corrispondenza delle aperture, quasi fossero quadri preziosi all’interno dell’architettura.
La scoperta che il volume principale fosse costruito con la tecnica tradizionale del pisé, ovvero con muri portanti in terra cruda costipata, ha indirizzato la scelta di porre su di esso l’unico accento di diversità architettonica. Non si è trattato soltanto di valorizzare la testimonianza di un’antica tecnica costruttiva, ma soprattutto di riconoscere il valore estetico e contemporaneo della trama materica delle sue superfici. Le facciate sono state quindi ridisegnate attraverso un attento lavoro di ripulitura e salvaguardia dei campi in terra recuperabili, incorniciati da bordature in intonaco scuro in corrispondenza delle aperture, quasi fossero quadri preziosi all’interno dell’architettura.












































Nel processo di recupero il rapporto tra nuovo e preesistenza è stato affrontato valutando ogni situazione nelle sue specificità, riconoscendo nella stratificazione e nella contaminazione tra elementi tradizionali e contemporanei un valore identitario del luogo. Gli edifici accessori, caratterizzati da diverse peculiarità costruttive e dimensionali, sono stati oggetto di interventi mirati, unificati dall’uso del colore come elemento di caratterizzazione. Le nuove integrazioni volumetriche alternano così momenti di deciso contrasto materico, come nei solai in ferro a losanghe, a interventi più discreti e integrati, come le nuove aperture della porcilaia. Il progetto ricerca un equilibrio tra continuità e trasformazione, rinnovando il linguaggio del borgo attraverso materia, tecnica e colore.
Nel processo di recupero il rapporto tra nuovo e preesistenza è stato affrontato valutando ogni situazione nelle sue specificità, riconoscendo nella stratificazione e nella contaminazione tra elementi tradizionali e contemporanei un valore identitario del luogo. Gli edifici accessori, caratterizzati da diverse peculiarità costruttive e dimensionali, sono stati oggetto di interventi mirati, unificati dall’uso del colore come elemento di caratterizzazione. Le nuove integrazioni volumetriche alternano così momenti di deciso contrasto materico, come nei solai in ferro a losanghe, a interventi più discreti e integrati, come le nuove aperture della porcilaia. Il progetto ricerca un equilibrio tra continuità e trasformazione, rinnovando il linguaggio del borgo attraverso materia, tecnica e colore.
Nel processo di recupero il rapporto tra nuovo e preesistenza è stato affrontato valutando ogni situazione nelle sue specificità, riconoscendo nella stratificazione e nella contaminazione tra elementi tradizionali e contemporanei un valore identitario del luogo. Gli edifici accessori, caratterizzati da diverse peculiarità costruttive e dimensionali, sono stati oggetto di interventi mirati, unificati dall’uso del colore come elemento di caratterizzazione. Le nuove integrazioni volumetriche alternano così momenti di deciso contrasto materico, come nei solai in ferro a losanghe, a interventi più discreti e integrati, come le nuove aperture della porcilaia. Il progetto ricerca un equilibrio tra continuità e trasformazione, rinnovando il linguaggio del borgo attraverso materia, tecnica e colore.
Nel processo di recupero il rapporto tra nuovo e preesistenza è stato affrontato valutando ogni situazione nelle sue specificità, riconoscendo nella stratificazione e nella contaminazione tra elementi tradizionali e contemporanei un valore identitario del luogo. Gli edifici accessori, caratterizzati da diverse peculiarità costruttive e dimensionali, sono stati oggetto di interventi mirati, unificati dall’uso del colore come elemento di caratterizzazione. Le nuove integrazioni volumetriche alternano così momenti di deciso contrasto materico, come nei solai in ferro a losanghe, a interventi più discreti e integrati, come le nuove aperture della porcilaia. Il progetto ricerca un equilibrio tra continuità e trasformazione, rinnovando il linguaggio del borgo attraverso materia, tecnica e colore.
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Nel processo di recupero il rapporto tra nuovo e preesistenza è stato affrontato valutando ogni situazione nelle sue specificità, riconoscendo nella stratificazione e nella contaminazione tra elementi tradizionali e contemporanei un valore identitario del luogo. Gli edifici accessori, caratterizzati da diverse peculiarità costruttive e dimensionali, sono stati oggetto di interventi mirati, unificati dall’uso del colore come elemento di caratterizzazione. Le nuove integrazioni volumetriche alternano così momenti di deciso contrasto materico, come nei solai in ferro a losanghe, a interventi più discreti e integrati, come le nuove aperture della porcilaia. Il progetto ricerca un equilibrio tra continuità e trasformazione, rinnovando il linguaggio del borgo attraverso materia, tecnica e colore.












































Borgo La Raia oggi ospita un mix funzionale inedito nella sua storia, dove alla funzione agricola originaria si affiancano nuove attività legate all’ospitalità, alla residenza, alla cultura e alla produzione. Gli spazi recuperati accolgono appartamenti, uffici, laboratori, archivi e luoghi per incontri, restituendo al borgo una nuova vitalità e una dimensione contemporanea, mantenendo intatto il carattere autentico del luogo. La varietà delle funzioni, legata alle diverse attività dell’Azienda Agricola e della Fondazione La Raia, permette al borgo di tornare ad essere un organismo vivo, in cui il valore non risiede solo nei singoli edifici, ma soprattutto nella qualità degli spazi e delle relazioni che questi generano. Il progetto interpreta inoltre il tema della sostenibilità attraverso l’impiego di materiali naturali e locali, il recupero delle risorse presenti e il coinvolgimento di fornitori e maestranze del territorio, in continuità con i valori dell’Azienda Agricola e della Fondazione La Raia.
Borgo La Raia oggi ospita un mix funzionale inedito nella sua storia, dove alla funzione agricola originaria si affiancano nuove attività legate all’ospitalità, alla residenza, alla cultura e alla produzione. Gli spazi recuperati accolgono appartamenti, uffici, laboratori, archivi e luoghi per incontri, restituendo al borgo una nuova vitalità e una dimensione contemporanea, mantenendo intatto il carattere autentico del luogo. La varietà delle funzioni, legata alle diverse attività dell’Azienda Agricola e della Fondazione La Raia, permette al borgo di tornare ad essere un organismo vivo, in cui il valore non risiede solo nei singoli edifici, ma soprattutto nella qualità degli spazi e delle relazioni che questi generano. Il progetto interpreta inoltre il tema della sostenibilità attraverso l’impiego di materiali naturali e locali, il recupero delle risorse presenti e il coinvolgimento di fornitori e maestranze del territorio, in continuità con i valori dell’Azienda Agricola e della Fondazione La Raia.
Borgo La Raia oggi ospita un mix funzionale inedito nella sua storia, dove alla funzione agricola originaria si affiancano nuove attività legate all’ospitalità, alla residenza, alla cultura e alla produzione. Gli spazi recuperati accolgono appartamenti, uffici, laboratori, archivi e luoghi per incontri, restituendo al borgo una nuova vitalità e una dimensione contemporanea, mantenendo intatto il carattere autentico del luogo. La varietà delle funzioni, legata alle diverse attività dell’Azienda Agricola e della Fondazione La Raia, permette al borgo di tornare ad essere un organismo vivo, in cui il valore non risiede solo nei singoli edifici, ma soprattutto nella qualità degli spazi e delle relazioni che questi generano. Il progetto interpreta inoltre il tema della sostenibilità attraverso l’impiego di materiali naturali e locali, il recupero delle risorse presenti e il coinvolgimento di fornitori e maestranze del territorio, in continuità con i valori dell’Azienda Agricola e della Fondazione La Raia.
Borgo La Raia oggi ospita un mix funzionale inedito nella sua storia, dove alla funzione agricola originaria si affiancano nuove attività legate all’ospitalità, alla residenza, alla cultura e alla produzione. Gli spazi recuperati accolgono appartamenti, uffici, laboratori, archivi e luoghi per incontri, restituendo al borgo una nuova vitalità e una dimensione contemporanea, mantenendo intatto il carattere autentico del luogo. La varietà delle funzioni, legata alle diverse attività dell’Azienda Agricola e della Fondazione La Raia, permette al borgo di tornare ad essere un organismo vivo, in cui il valore non risiede solo nei singoli edifici, ma soprattutto nella qualità degli spazi e delle relazioni che questi generano. Il progetto interpreta inoltre il tema della sostenibilità attraverso l’impiego di materiali naturali e locali, il recupero delle risorse presenti e il coinvolgimento di fornitori e maestranze del territorio, in continuità con i valori dell’Azienda Agricola e della Fondazione La Raia.
Borgo La Raia oggi ospita un mix funzionale inedito nella sua storia, dove alla funzione agricola originaria si affiancano nuove attività legate all’ospitalità, alla residenza, alla cultura e alla produzione. Gli spazi recuperati accolgono appartamenti, uffici, laboratori, archivi e luoghi per incontri, restituendo al borgo una nuova vitalità e una dimensione contemporanea, mantenendo intatto il carattere autentico del luogo. La varietà delle funzioni, legata alle diverse attività dell’Azienda Agricola e della Fondazione La Raia, permette al borgo di tornare ad essere un organismo vivo, in cui il valore non risiede solo nei singoli edifici, ma soprattutto nella qualità degli spazi e delle relazioni che questi generano. Il progetto interpreta inoltre il tema della sostenibilità attraverso l’impiego di materiali naturali e locali, il recupero delle risorse presenti e il coinvolgimento di fornitori e maestranze del territorio, in continuità con i valori dell’Azienda Agricola e della Fondazione La Raia.
Borgo La Raia oggi ospita un mix funzionale inedito nella sua storia, dove alla funzione agricola originaria si affiancano nuove attività legate all’ospitalità, alla residenza, alla cultura e alla produzione. Gli spazi recuperati accolgono appartamenti, uffici, laboratori, archivi e luoghi per incontri, restituendo al borgo una nuova vitalità e una dimensione contemporanea, mantenendo intatto il carattere autentico del luogo. La varietà delle funzioni, legata alle diverse attività dell’Azienda Agricola e della Fondazione La Raia, permette al borgo di tornare ad essere un organismo vivo, in cui il valore non risiede solo nei singoli edifici, ma soprattutto nella qualità degli spazi e delle relazioni che questi generano. Il progetto interpreta inoltre il tema della sostenibilità attraverso l’impiego di materiali naturali e locali, il recupero delle risorse presenti e il coinvolgimento di fornitori e maestranze del territorio, in continuità con i valori dell’Azienda Agricola e della Fondazione La Raia.












































Durata
2013 - 2014
Superficie costruita
1.000 mq interni, 5.000 mq spazi esterni
Durata
2013 - 2014
Superficie costruita
1.000 mq interni, 5.000 mq spazi esterni
Durata
2013 - 2014
Superficie costruita
1.000 mq interni, 5.000 mq spazi esterni































































































































































Crediti fotografici Luigi Bartoli, Gabriele Leo, Fondazione La Raia, Alberto Strada