



































Borgiallo è un comune di appena 591 abitanti, una popolazione che, messa tuttainsieme, occuperebbe tre o quattro di piani dell’Unità di abitazione di LeCorbusier, cioè neanche un quarto di un edificio che, a detta dell’architetto eurbanista svizzero francese, avrebbe dovuto caratterizzare una città contemporanea. Nonostante non sia mai stato un paese oltremodo popolato, Borgiallo, come la gran parte dei comuni di piccole dimensioni che punteggiano il territorio italiano, ha perso progressivamente i propri abitanti. Nel 1861 erano 1.532, ai primi del novecento 1.080, nel 1939erano 860. Inoltre, come buona parte dei borghi italiani non ha monumenti particolarmente significativi, che meritino un viaggio. È però esso stesso, nel suo equilibrio architettonico e nel suo peculiare rapporto con il paesaggio circostante, una delicata opera d’arte che ci testimonia un dilemma. Quello che da un lato questo borgo non si può snaturare, pena la perdita del suo alto valore ambientale e che, dall’altro, non si può conservare così come è, pena la riduzione a un guscio vuoto, un presepe che non è vivificato dalla vita e dalle attività di tutti i giorni. Da un punto di vista edilizio, il territorio di Borgiallo è caratterizzato da una tipologia, costituita da unità abitative, poste una accanto all’altra: compongono edifici a cortina che seguono l’orografia del terreno. Si hanno così composizioni articolate e, nello stesso tempo, abbastanza compatte da interagire felicemente con il paesaggio circostante. A garantire l’unità dell’insieme è, inoltre, un linguaggio architettonico comune. Le costruzioni sono tutte minute, con tetti a falda ma soprattutto hanno le facciate ritmate da pilastri di color bianco. Nonostante si tratti di pilastri tra loro leggermente diversi, il colpo d’occhio è unitario e l’effetto particolarmente piacevole. Anche per questo motivo la presenza dei pilastri bianchi - proprio perché garantisce un ordine alla varietà dei temi architettonici- è vincolata ed ogni nuovo inserimento edilizio deve tenerne conto. La casa che è stata realizzata dallo studio deamicisarchitetti a Borgiallo ha dovuto fare i conti con queste problematiche, cercando appunto la soluzione ottimale per mediare tra le esigenze di un contesto ambientale e architettonico così complesso e la volontà di non cadere nelle trappole del dov’era e com’era e del vernacolare. Un’operazione resa ancora più complessa per la particolare ubicazione della cortina oggetto dell’intervento. Questa, infatti, è posta al limite dell’edificato del borgo in una zona di spartiacque tra i boschi, che si trovano a nord, e i prati e gli orti a sud. Un doppio affaccio che ha richiesto un trattamento diversificato dei fronti per valorizzare le visuali ma anche per trovare le geometrie e i materiali più appropriati. Da qui la scelta di prevedere per la falda dei tetti esposta a nord la. pietra di spacco e per quella a sud dei più semplici coppi. E la scelta di utilizzare per la facciata posta a nord, e quindi maggiormente oggetto alle intemperie, il rivestimento in pietra e per quella a sud l’intonaco. Scelta questa, imposta, oltretutto dalla necessità di agganciare formalmente l’inserto edilizio con la restante parte della cortina, caratterizzata, appunto, dai pilastri bianchi di cui accennavamo. Come capita a tutta la buona architettura, ogni scelta funzionale è più che la risposta a una semplice necessità d’uso. L’obiettivo, come appare chiaramente a chi guardi la nuova costruzione, è di ottenere un oggetto con forte valenza estetica, legato quindi non solo alla storia e al contesto ma alla contemporaneità. E per ottenere questo risultato, la casa esalta al massimo la sua caratteristica di essere un inserto continuo e insieme discontinuo, un tassello in un certo senso pieno ma nello stesso tempo abbastanza trasparente da apparire vuoto. E, difatti, non vi sono finestre che punteggiano il prospetto quanto tagli vetrati che lo scompongono in fasce. “Il gesto eversivo - raccontaGiacomo De Amicis - è rappresentato dalla rottura della cortina tramite la formazione di un buco abitato, che da un lato fa emergere il magnifico bosco di castagni retrostante prima invisibile, e dall’altro ritaglia un nuovo tipo di spazio coperto alla casa, ampliandone confini e usi".

Borgiallo è un comune di appena 591 abitanti, una popolazione che, messa tuttainsieme, occuperebbe tre o quattro di piani dell’Unità di abitazione di LeCorbusier, cioè neanche un quarto di un edificio che, a detta dell’architetto eurbanista svizzero francese, avrebbe dovuto caratterizzare una città contemporanea. Nonostante non sia mai stato un paese oltremodo popolato, Borgiallo, come la gran parte dei comuni di piccole dimensioni che punteggiano il territorio italiano, ha perso progressivamente i propri abitanti. Nel 1861 erano 1.532, ai primi del novecento 1.080, nel 1939erano 860. Inoltre, come buona parte dei borghi italiani non ha monumenti particolarmente significativi, che meritino un viaggio. È però esso stesso, nel suo equilibrio architettonico e nel suo peculiare rapporto con il paesaggio circostante, una delicata opera d’arte che ci testimonia un dilemma. Quello che da un lato questo borgo non si può snaturare, pena la perdita del suo alto valore ambientale e che, dall’altro, non si può conservare così come è, pena la riduzione a un guscio vuoto, un presepe che non è vivificato dalla vita e dalle attività di tutti i giorni. Da un punto di vista edilizio, il territorio di Borgiallo è caratterizzato da una tipologia, costituita da unità abitative, poste una accanto all’altra: compongono edifici a cortina che seguono l’orografia del terreno. Si hanno così composizioni articolate e, nello stesso tempo, abbastanza compatte da interagire felicemente con il paesaggio circostante. A garantire l’unità dell’insieme è, inoltre, un linguaggio architettonico comune. Le costruzioni sono tutte minute, con tetti a falda ma soprattutto hanno le facciate ritmate da pilastri di color bianco. Nonostante si tratti di pilastri tra loro leggermente diversi, il colpo d’occhio è unitario e l’effetto particolarmente piacevole. Anche per questo motivo la presenza dei pilastri bianchi - proprio perché garantisce un ordine alla varietà dei temi architettonici- è vincolata ed ogni nuovo inserimento edilizio deve tenerne conto. La casa che è stata realizzata dallo studio deamicisarchitetti a Borgiallo ha dovuto fare i conti con queste problematiche, cercando appunto la soluzione ottimale per mediare tra le esigenze di un contesto ambientale e architettonico così complesso e la volontà di non cadere nelle trappole del dov’era e com’era e del vernacolare. Un’operazione resa ancora più complessa per la particolare ubicazione della cortina oggetto dell’intervento. Questa, infatti, è posta al limite dell’edificato del borgo in una zona di spartiacque tra i boschi, che si trovano a nord, e i prati e gli orti a sud. Un doppio affaccio che ha richiesto un trattamento diversificato dei fronti per valorizzare le visuali ma anche per trovare le geometrie e i materiali più appropriati. Da qui la scelta di prevedere per la falda dei tetti esposta a nord la. pietra di spacco e per quella a sud dei più semplici coppi. E la scelta di utilizzare per la facciata posta a nord, e quindi maggiormente oggetto alle intemperie, il rivestimento in pietra e per quella a sud l’intonaco. Scelta questa, imposta, oltretutto dalla necessità di agganciare formalmente l’inserto edilizio con la restante parte della cortina, caratterizzata, appunto, dai pilastri bianchi di cui accennavamo. Come capita a tutta la buona architettura, ogni scelta funzionale è più che la risposta a una semplice necessità d’uso. L’obiettivo, come appare chiaramente a chi guardi la nuova costruzione, è di ottenere un oggetto con forte valenza estetica, legato quindi non solo alla storia e al contesto ma alla contemporaneità. E per ottenere questo risultato, la casa esalta al massimo la sua caratteristica di essere un inserto continuo e insieme discontinuo, un tassello in un certo senso pieno ma nello stesso tempo abbastanza trasparente da apparire vuoto. E, difatti, non vi sono finestre che punteggiano il prospetto quanto tagli vetrati che lo scompongono in fasce. “Il gesto eversivo - raccontaGiacomo De Amicis - è rappresentato dalla rottura della cortina tramite la formazione di un buco abitato, che da un lato fa emergere il magnifico bosco di castagni retrostante prima invisibile, e dall’altro ritaglia un nuovo tipo di spazio coperto alla casa, ampliandone confini e usi".







Borgiallo è un comune di appena 591 abitanti, una popolazione che, messa tuttainsieme, occuperebbe tre o quattro di piani dell’Unità di abitazione di LeCorbusier, cioè neanche un quarto di un edificio che, a detta dell’architetto eurbanista svizzero francese, avrebbe dovuto caratterizzare una città contemporanea. Nonostante non sia mai stato un paese oltremodo popolato, Borgiallo, come la gran parte dei comuni di piccole dimensioni che punteggiano il territorio italiano, ha perso progressivamente i propri abitanti. Nel 1861 erano 1.532, ai primi del novecento 1.080, nel 1939erano 860. Inoltre, come buona parte dei borghi italiani non ha monumenti particolarmente significativi, che meritino un viaggio. È però esso stesso, nel suo equilibrio architettonico e nel suo peculiare rapporto con il paesaggio circostante, una delicata opera d’arte che ci testimonia un dilemma. Quello che da un lato questo borgo non si può snaturare, pena la perdita del suo alto valore ambientale e che, dall’altro, non si può conservare così come è, pena la riduzione a un guscio vuoto, un presepe che non è vivificato dalla vita e dalle attività di tutti i giorni. Da un punto di vista edilizio, il territorio di Borgiallo è caratterizzato da una tipologia, costituita da unità abitative, poste una accanto all’altra: compongono edifici a cortina che seguono l’orografia del terreno. Si hanno così composizioni articolate e, nello stesso tempo, abbastanza compatte da interagire felicemente con il paesaggio circostante. A garantire l’unità dell’insieme è, inoltre, un linguaggio architettonico comune. Le costruzioni sono tutte minute, con tetti a falda ma soprattutto hanno le facciate ritmate da pilastri di color bianco. Nonostante si tratti di pilastri tra loro leggermente diversi, il colpo d’occhio è unitario e l’effetto particolarmente piacevole. Anche per questo motivo la presenza dei pilastri bianchi - proprio perché garantisce un ordine alla varietà dei temi architettonici- è vincolata ed ogni nuovo inserimento edilizio deve tenerne conto. La casa che è stata realizzata dallo studio deamicisarchitetti a Borgiallo ha dovuto fare i conti con queste problematiche, cercando appunto la soluzione ottimale per mediare tra le esigenze di un contesto ambientale e architettonico così complesso e la volontà di non cadere nelle trappole del dov’era e com’era e del vernacolare. Un’operazione resa ancora più complessa per la particolare ubicazione della cortina oggetto dell’intervento. Questa, infatti, è posta al limite dell’edificato del borgo in una zona di spartiacque tra i boschi, che si trovano a nord, e i prati e gli orti a sud. Un doppio affaccio che ha richiesto un trattamento diversificato dei fronti per valorizzare le visuali ma anche per trovare le geometrie e i materiali più appropriati. Da qui la scelta di prevedere per la falda dei tetti esposta a nord la. pietra di spacco e per quella a sud dei più semplici coppi. E la scelta di utilizzare per la facciata posta a nord, e quindi maggiormente oggetto alle intemperie, il rivestimento in pietra e per quella a sud l’intonaco. Scelta questa, imposta, oltretutto dalla necessità di agganciare formalmente l’inserto edilizio con la restante parte della cortina, caratterizzata, appunto, dai pilastri bianchi di cui accennavamo. Come capita a tutta la buona architettura, ogni scelta funzionale è più che la risposta a una semplice necessità d’uso. L’obiettivo, come appare chiaramente a chi guardi la nuova costruzione, è di ottenere un oggetto con forte valenza estetica, legato quindi non solo alla storia e al contesto ma alla contemporaneità. E per ottenere questo risultato, la casa esalta al massimo la sua caratteristica di essere un inserto continuo e insieme discontinuo, un tassello in un certo senso pieno ma nello stesso tempo abbastanza trasparente da apparire vuoto. E, difatti, non vi sono finestre che punteggiano il prospetto quanto tagli vetrati che lo scompongono in fasce. “Il gesto eversivo - raccontaGiacomo De Amicis - è rappresentato dalla rottura della cortina tramite la formazione di un buco abitato, che da un lato fa emergere il magnifico bosco di castagni retrostante prima invisibile, e dall’altro ritaglia un nuovo tipo di spazio coperto alla casa, ampliandone confini e usi".
Borgiallo è un comune di appena 591 abitanti, una popolazione che, messa tuttainsieme, occuperebbe tre o quattro di piani dell’Unità di abitazione di LeCorbusier, cioè neanche un quarto di un edificio che, a detta dell’architetto eurbanista svizzero francese, avrebbe dovuto caratterizzare una città contemporanea. Nonostante non sia mai stato un paese oltremodo popolato, Borgiallo, come la gran parte dei comuni di piccole dimensioni che punteggiano il territorio italiano, ha perso progressivamente i propri abitanti. Nel 1861 erano 1.532, ai primi del novecento 1.080, nel 1939erano 860. Inoltre, come buona parte dei borghi italiani non ha monumenti particolarmente significativi, che meritino un viaggio. È però esso stesso, nel suo equilibrio architettonico e nel suo peculiare rapporto con il paesaggio circostante, una delicata opera d’arte che ci testimonia un dilemma. Quello che da un lato questo borgo non si può snaturare, pena la perdita del suo alto valore ambientale e che, dall’altro, non si può conservare così come è, pena la riduzione a un guscio vuoto, un presepe che non è vivificato dalla vita e dalle attività di tutti i giorni. Da un punto di vista edilizio, il territorio di Borgiallo è caratterizzato da una tipologia, costituita da unità abitative, poste una accanto all’altra: compongono edifici a cortina che seguono l’orografia del terreno. Si hanno così composizioni articolate e, nello stesso tempo, abbastanza compatte da interagire felicemente con il paesaggio circostante. A garantire l’unità dell’insieme è, inoltre, un linguaggio architettonico comune. Le costruzioni sono tutte minute, con tetti a falda ma soprattutto hanno le facciate ritmate da pilastri di color bianco. Nonostante si tratti di pilastri tra loro leggermente diversi, il colpo d’occhio è unitario e l’effetto particolarmente piacevole. Anche per questo motivo la presenza dei pilastri bianchi - proprio perché garantisce un ordine alla varietà dei temi architettonici- è vincolata ed ogni nuovo inserimento edilizio deve tenerne conto. La casa che è stata realizzata dallo studio deamicisarchitetti a Borgiallo ha dovuto fare i conti con queste problematiche, cercando appunto la soluzione ottimale per mediare tra le esigenze di un contesto ambientale e architettonico così complesso e la volontà di non cadere nelle trappole del dov’era e com’era e del vernacolare. Un’operazione resa ancora più complessa per la particolare ubicazione della cortina oggetto dell’intervento. Questa, infatti, è posta al limite dell’edificato del borgo in una zona di spartiacque tra i boschi, che si trovano a nord, e i prati e gli orti a sud. Un doppio affaccio che ha richiesto un trattamento diversificato dei fronti per valorizzare le visuali ma anche per trovare le geometrie e i materiali più appropriati. Da qui la scelta di prevedere per la falda dei tetti esposta a nord la. pietra di spacco e per quella a sud dei più semplici coppi. E la scelta di utilizzare per la facciata posta a nord, e quindi maggiormente oggetto alle intemperie, il rivestimento in pietra e per quella a sud l’intonaco. Scelta questa, imposta, oltretutto dalla necessità di agganciare formalmente l’inserto edilizio con la restante parte della cortina, caratterizzata, appunto, dai pilastri bianchi di cui accennavamo. Come capita a tutta la buona architettura, ogni scelta funzionale è più che la risposta a una semplice necessità d’uso. L’obiettivo, come appare chiaramente a chi guardi la nuova costruzione, è di ottenere un oggetto con forte valenza estetica, legato quindi non solo alla storia e al contesto ma alla contemporaneità. E per ottenere questo risultato, la casa esalta al massimo la sua caratteristica di essere un inserto continuo e insieme discontinuo, un tassello in un certo senso pieno ma nello stesso tempo abbastanza trasparente da apparire vuoto. E, difatti, non vi sono finestre che punteggiano il prospetto quanto tagli vetrati che lo scompongono in fasce. “Il gesto eversivo - raccontaGiacomo De Amicis - è rappresentato dalla rottura della cortina tramite la formazione di un buco abitato, che da un lato fa emergere il magnifico bosco di castagni retrostante prima invisibile, e dall’altro ritaglia un nuovo tipo di spazio coperto alla casa, ampliandone confini e usi".
Borgiallo è un comune di appena 591 abitanti, una popolazione che, messa tuttainsieme, occuperebbe tre o quattro di piani dell’Unità di abitazione di LeCorbusier, cioè neanche un quarto di un edificio che, a detta dell’architetto eurbanista svizzero francese, avrebbe dovuto caratterizzare una città contemporanea. Nonostante non sia mai stato un paese oltremodo popolato, Borgiallo, come la gran parte dei comuni di piccole dimensioni che punteggiano il territorio italiano, ha perso progressivamente i propri abitanti. Nel 1861 erano 1.532, ai primi del novecento 1.080, nel 1939erano 860. Inoltre, come buona parte dei borghi italiani non ha monumenti particolarmente significativi, che meritino un viaggio. È però esso stesso, nel suo equilibrio architettonico e nel suo peculiare rapporto con il paesaggio circostante, una delicata opera d’arte che ci testimonia un dilemma. Quello che da un lato questo borgo non si può snaturare, pena la perdita del suo alto valore ambientale e che, dall’altro, non si può conservare così come è, pena la riduzione a un guscio vuoto, un presepe che non è vivificato dalla vita e dalle attività di tutti i giorni. Da un punto di vista edilizio, il territorio di Borgiallo è caratterizzato da una tipologia, costituita da unità abitative, poste una accanto all’altra: compongono edifici a cortina che seguono l’orografia del terreno. Si hanno così composizioni articolate e, nello stesso tempo, abbastanza compatte da interagire felicemente con il paesaggio circostante. A garantire l’unità dell’insieme è, inoltre, un linguaggio architettonico comune. Le costruzioni sono tutte minute, con tetti a falda ma soprattutto hanno le facciate ritmate da pilastri di color bianco. Nonostante si tratti di pilastri tra loro leggermente diversi, il colpo d’occhio è unitario e l’effetto particolarmente piacevole. Anche per questo motivo la presenza dei pilastri bianchi - proprio perché garantisce un ordine alla varietà dei temi architettonici- è vincolata ed ogni nuovo inserimento edilizio deve tenerne conto. La casa che è stata realizzata dallo studio deamicisarchitetti a Borgiallo ha dovuto fare i conti con queste problematiche, cercando appunto la soluzione ottimale per mediare tra le esigenze di un contesto ambientale e architettonico così complesso e la volontà di non cadere nelle trappole del dov’era e com’era e del vernacolare. Un’operazione resa ancora più complessa per la particolare ubicazione della cortina oggetto dell’intervento. Questa, infatti, è posta al limite dell’edificato del borgo in una zona di spartiacque tra i boschi, che si trovano a nord, e i prati e gli orti a sud. Un doppio affaccio che ha richiesto un trattamento diversificato dei fronti per valorizzare le visuali ma anche per trovare le geometrie e i materiali più appropriati. Da qui la scelta di prevedere per la falda dei tetti esposta a nord la. pietra di spacco e per quella a sud dei più semplici coppi. E la scelta di utilizzare per la facciata posta a nord, e quindi maggiormente oggetto alle intemperie, il rivestimento in pietra e per quella a sud l’intonaco. Scelta questa, imposta, oltretutto dalla necessità di agganciare formalmente l’inserto edilizio con la restante parte della cortina, caratterizzata, appunto, dai pilastri bianchi di cui accennavamo. Come capita a tutta la buona architettura, ogni scelta funzionale è più che la risposta a una semplice necessità d’uso. L’obiettivo, come appare chiaramente a chi guardi la nuova costruzione, è di ottenere un oggetto con forte valenza estetica, legato quindi non solo alla storia e al contesto ma alla contemporaneità. E per ottenere questo risultato, la casa esalta al massimo la sua caratteristica di essere un inserto continuo e insieme discontinuo, un tassello in un certo senso pieno ma nello stesso tempo abbastanza trasparente da apparire vuoto. E, difatti, non vi sono finestre che punteggiano il prospetto quanto tagli vetrati che lo scompongono in fasce. “Il gesto eversivo - raccontaGiacomo De Amicis - è rappresentato dalla rottura della cortina tramite la formazione di un buco abitato, che da un lato fa emergere il magnifico bosco di castagni retrostante prima invisibile, e dall’altro ritaglia un nuovo tipo di spazio coperto alla casa, ampliandone confini e usi".
Borgiallo è un comune di appena 591 abitanti, una popolazione che, messa tuttainsieme, occuperebbe tre o quattro di piani dell’Unità di abitazione di LeCorbusier, cioè neanche un quarto di un edificio che, a detta dell’architetto eurbanista svizzero francese, avrebbe dovuto caratterizzare una città contemporanea. Nonostante non sia mai stato un paese oltremodo popolato, Borgiallo, come la gran parte dei comuni di piccole dimensioni che punteggiano il territorio italiano, ha perso progressivamente i propri abitanti. Nel 1861 erano 1.532, ai primi del novecento 1.080, nel 1939erano 860. Inoltre, come buona parte dei borghi italiani non ha monumenti particolarmente significativi, che meritino un viaggio. È però esso stesso, nel suo equilibrio architettonico e nel suo peculiare rapporto con il paesaggio circostante, una delicata opera d’arte che ci testimonia un dilemma. Quello che da un lato questo borgo non si può snaturare, pena la perdita del suo alto valore ambientale e che, dall’altro, non si può conservare così come è, pena la riduzione a un guscio vuoto, un presepe che non è vivificato dalla vita e dalle attività di tutti i giorni. Da un punto di vista edilizio, il territorio di Borgiallo è caratterizzato da una tipologia, costituita da unità abitative, poste una accanto all’altra: compongono edifici a cortina che seguono l’orografia del terreno. Si hanno così composizioni articolate e, nello stesso tempo, abbastanza compatte da interagire felicemente con il paesaggio circostante. A garantire l’unità dell’insieme è, inoltre, un linguaggio architettonico comune. Le costruzioni sono tutte minute, con tetti a falda ma soprattutto hanno le facciate ritmate da pilastri di color bianco. Nonostante si tratti di pilastri tra loro leggermente diversi, il colpo d’occhio è unitario e l’effetto particolarmente piacevole. Anche per questo motivo la presenza dei pilastri bianchi - proprio perché garantisce un ordine alla varietà dei temi architettonici- è vincolata ed ogni nuovo inserimento edilizio deve tenerne conto. La casa che è stata realizzata dallo studio deamicisarchitetti a Borgiallo ha dovuto fare i conti con queste problematiche, cercando appunto la soluzione ottimale per mediare tra le esigenze di un contesto ambientale e architettonico così complesso e la volontà di non cadere nelle trappole del dov’era e com’era e del vernacolare. Un’operazione resa ancora più complessa per la particolare ubicazione della cortina oggetto dell’intervento. Questa, infatti, è posta al limite dell’edificato del borgo in una zona di spartiacque tra i boschi, che si trovano a nord, e i prati e gli orti a sud. Un doppio affaccio che ha richiesto un trattamento diversificato dei fronti per valorizzare le visuali ma anche per trovare le geometrie e i materiali più appropriati. Da qui la scelta di prevedere per la falda dei tetti esposta a nord la. pietra di spacco e per quella a sud dei più semplici coppi. E la scelta di utilizzare per la facciata posta a nord, e quindi maggiormente oggetto alle intemperie, il rivestimento in pietra e per quella a sud l’intonaco. Scelta questa, imposta, oltretutto dalla necessità di agganciare formalmente l’inserto edilizio con la restante parte della cortina, caratterizzata, appunto, dai pilastri bianchi di cui accennavamo. Come capita a tutta la buona architettura, ogni scelta funzionale è più che la risposta a una semplice necessità d’uso. L’obiettivo, come appare chiaramente a chi guardi la nuova costruzione, è di ottenere un oggetto con forte valenza estetica, legato quindi non solo alla storia e al contesto ma alla contemporaneità. E per ottenere questo risultato, la casa esalta al massimo la sua caratteristica di essere un inserto continuo e insieme discontinuo, un tassello in un certo senso pieno ma nello stesso tempo abbastanza trasparente da apparire vuoto. E, difatti, non vi sono finestre che punteggiano il prospetto quanto tagli vetrati che lo scompongono in fasce. “Il gesto eversivo - raccontaGiacomo De Amicis - è rappresentato dalla rottura della cortina tramite la formazione di un buco abitato, che da un lato fa emergere il magnifico bosco di castagni retrostante prima invisibile, e dall’altro ritaglia un nuovo tipo di spazio coperto alla casa, ampliandone confini e usi".









Rispetto alle abitazioni poste accanto, la casa propone un nuovo modo di relazionarsi con lo spazio. A partire dalla cura con la quale sono selezionatele viste che si godono da ogni suo ambiente. La stessa distribuzione verticale, identica sia per gli interni che per gli esterni, è articolata in modo tale da liberare varchi a tutta altezza capaci di ampliare la spazialità di un volume relativamente piccolo.

Rispetto alle abitazioni poste accanto, la casa propone un nuovo modo di relazionarsi con lo spazio. A partire dalla cura con la quale sono selezionatele viste che si godono da ogni suo ambiente. La stessa distribuzione verticale, identica sia per gli interni che per gli esterni, è articolata in modo tale da liberare varchi a tutta altezza capaci di ampliare la spazialità di un volume relativamente piccolo.







Rispetto alle abitazioni poste accanto, la casa propone un nuovo modo di relazionarsi con lo spazio. A partire dalla cura con la quale sono selezionatele viste che si godono da ogni suo ambiente. La stessa distribuzione verticale, identica sia per gli interni che per gli esterni, è articolata in modo tale da liberare varchi a tutta altezza capaci di ampliare la spazialità di un volume relativamente piccolo.
Rispetto alle abitazioni poste accanto, la casa propone un nuovo modo di relazionarsi con lo spazio. A partire dalla cura con la quale sono selezionatele viste che si godono da ogni suo ambiente. La stessa distribuzione verticale, identica sia per gli interni che per gli esterni, è articolata in modo tale da liberare varchi a tutta altezza capaci di ampliare la spazialità di un volume relativamente piccolo.
Rispetto alle abitazioni poste accanto, la casa propone un nuovo modo di relazionarsi con lo spazio. A partire dalla cura con la quale sono selezionatele viste che si godono da ogni suo ambiente. La stessa distribuzione verticale, identica sia per gli interni che per gli esterni, è articolata in modo tale da liberare varchi a tutta altezza capaci di ampliare la spazialità di un volume relativamente piccolo.
Rispetto alle abitazioni poste accanto, la casa propone un nuovo modo di relazionarsi con lo spazio. A partire dalla cura con la quale sono selezionatele viste che si godono da ogni suo ambiente. La stessa distribuzione verticale, identica sia per gli interni che per gli esterni, è articolata in modo tale da liberare varchi a tutta altezza capaci di ampliare la spazialità di un volume relativamente piccolo.

















Luogo
Borgiallo (TO)
Committente
privato
Durata
2010 - 2013
Superficie costruita
180 mq
Luogo
Borgiallo (TO)
Committente
privato
Durata
2010 - 2013
Superficie costruita
180 mq
Luogo
Borgiallo (TO)
Committente
privato
Durata
2010 - 2013
Superficie costruita
180 mq

















Torniamo ai materiali. Sono la pietra di Luserna, il cotto, il legno dilarice, il cemento colorato e l’intonaco. Sono quindi tipici delluogo. Le forme e i modi sono invece originali. Rispondono a un ideale diausterità e di semplicità che non tralascia di fare i conti con una certaestetica della sostenibilità, quella che cerca di evitare l’arbitrario,l’inutile, i barocchismi. Quindi una sostenibilità non solo per quanto riguardale performance ma soprattutto il linguaggio. È questa, credo, una nota checaratterizza non solo questa casa ma un po’ tutta la produzione dellostudio deamicisarchitetti.
Torniamo ai materiali. Sono la pietra di Luserna, il cotto, il legno dilarice, il cemento colorato e l’intonaco. Sono quindi tipici delluogo. Le forme e i modi sono invece originali. Rispondono a un ideale diausterità e di semplicità che non tralascia di fare i conti con una certaestetica della sostenibilità, quella che cerca di evitare l’arbitrario,l’inutile, i barocchismi. Quindi una sostenibilità non solo per quanto riguardale performance ma soprattutto il linguaggio. È questa, credo, una nota checaratterizza non solo questa casa ma un po’ tutta la produzione dellostudio deamicisarchitetti.
Torniamo ai materiali. Sono la pietra di Luserna, il cotto, il legno dilarice, il cemento colorato e l’intonaco. Sono quindi tipici delluogo. Le forme e i modi sono invece originali. Rispondono a un ideale diausterità e di semplicità che non tralascia di fare i conti con una certaestetica della sostenibilità, quella che cerca di evitare l’arbitrario,l’inutile, i barocchismi. Quindi una sostenibilità non solo per quanto riguardale performance ma soprattutto il linguaggio. È questa, credo, una nota checaratterizza non solo questa casa ma un po’ tutta la produzione dellostudio deamicisarchitetti.
Torniamo ai materiali. Sono la pietra di Luserna, il cotto, il legno dilarice, il cemento colorato e l’intonaco. Sono quindi tipici delluogo. Le forme e i modi sono invece originali. Rispondono a un ideale diausterità e di semplicità che non tralascia di fare i conti con una certaestetica della sostenibilità, quella che cerca di evitare l’arbitrario,l’inutile, i barocchismi. Quindi una sostenibilità non solo per quanto riguardale performance ma soprattutto il linguaggio. È questa, credo, una nota checaratterizza non solo questa casa ma un po’ tutta la produzione dellostudio deamicisarchitetti.
Torniamo ai materiali. Sono la pietra di Luserna, il cotto, il legno dilarice, il cemento colorato e l’intonaco. Sono quindi tipici delluogo. Le forme e i modi sono invece originali. Rispondono a un ideale diausterità e di semplicità che non tralascia di fare i conti con una certaestetica della sostenibilità, quella che cerca di evitare l’arbitrario,l’inutile, i barocchismi. Quindi una sostenibilità non solo per quanto riguardale performance ma soprattutto il linguaggio. È questa, credo, una nota checaratterizza non solo questa casa ma un po’ tutta la produzione dellostudio deamicisarchitetti.
Torniamo ai materiali. Sono la pietra di Luserna, il cotto, il legno dilarice, il cemento colorato e l’intonaco. Sono quindi tipici delluogo. Le forme e i modi sono invece originali. Rispondono a un ideale diausterità e di semplicità che non tralascia di fare i conti con una certaestetica della sostenibilità, quella che cerca di evitare l’arbitrario,l’inutile, i barocchismi. Quindi una sostenibilità non solo per quanto riguardale performance ma soprattutto il linguaggio. È questa, credo, una nota checaratterizza non solo questa casa ma un po’ tutta la produzione dellostudio deamicisarchitetti.


































































E difatti tra le parole chiave che descrivono lo studio vi è la parolalusso. Dove però il lusso si deve trovare nella cura delle soluzioni e nellascelta del dettaglio. E difatti questa casa di mezza montagna siapprezza nelle giunzioni, nei punti dove materiali diversi si incontrano, neldisegno sempre sofisticato di soglie, ringhiere, mancorrenti, negliattacchi tra piani orizzontali e verticali. La casa ricorda la tradizioneitaliana degli anni cinquanta e sessanta. Fa pensare a Franco Albini e agliarchitetti che in quegli anni disegnavano abitazioni molto curate:apparentemente semplici e nello stesso tempo raffinate; sempre dense di quelladomesticità che evitava di trasformarle in oggetti astratti, in teoremigeometrici senza vita.
E difatti tra le parole chiave che descrivono lo studio vi è la parolalusso. Dove però il lusso si deve trovare nella cura delle soluzioni e nellascelta del dettaglio. E difatti questa casa di mezza montagna siapprezza nelle giunzioni, nei punti dove materiali diversi si incontrano, neldisegno sempre sofisticato di soglie, ringhiere, mancorrenti, negliattacchi tra piani orizzontali e verticali. La casa ricorda la tradizioneitaliana degli anni cinquanta e sessanta. Fa pensare a Franco Albini e agliarchitetti che in quegli anni disegnavano abitazioni molto curate:apparentemente semplici e nello stesso tempo raffinate; sempre dense di quelladomesticità che evitava di trasformarle in oggetti astratti, in teoremigeometrici senza vita.
E difatti tra le parole chiave che descrivono lo studio vi è la parolalusso. Dove però il lusso si deve trovare nella cura delle soluzioni e nellascelta del dettaglio. E difatti questa casa di mezza montagna siapprezza nelle giunzioni, nei punti dove materiali diversi si incontrano, neldisegno sempre sofisticato di soglie, ringhiere, mancorrenti, negliattacchi tra piani orizzontali e verticali. La casa ricorda la tradizioneitaliana degli anni cinquanta e sessanta. Fa pensare a Franco Albini e agliarchitetti che in quegli anni disegnavano abitazioni molto curate:apparentemente semplici e nello stesso tempo raffinate; sempre dense di quelladomesticità che evitava di trasformarle in oggetti astratti, in teoremigeometrici senza vita.
E difatti tra le parole chiave che descrivono lo studio vi è la parolalusso. Dove però il lusso si deve trovare nella cura delle soluzioni e nellascelta del dettaglio. E difatti questa casa di mezza montagna siapprezza nelle giunzioni, nei punti dove materiali diversi si incontrano, neldisegno sempre sofisticato di soglie, ringhiere, mancorrenti, negliattacchi tra piani orizzontali e verticali. La casa ricorda la tradizioneitaliana degli anni cinquanta e sessanta. Fa pensare a Franco Albini e agliarchitetti che in quegli anni disegnavano abitazioni molto curate:apparentemente semplici e nello stesso tempo raffinate; sempre dense di quelladomesticità che evitava di trasformarle in oggetti astratti, in teoremigeometrici senza vita.
E difatti tra le parole chiave che descrivono lo studio vi è la parolalusso. Dove però il lusso si deve trovare nella cura delle soluzioni e nellascelta del dettaglio. E difatti questa casa di mezza montagna siapprezza nelle giunzioni, nei punti dove materiali diversi si incontrano, neldisegno sempre sofisticato di soglie, ringhiere, mancorrenti, negliattacchi tra piani orizzontali e verticali. La casa ricorda la tradizioneitaliana degli anni cinquanta e sessanta. Fa pensare a Franco Albini e agliarchitetti che in quegli anni disegnavano abitazioni molto curate:apparentemente semplici e nello stesso tempo raffinate; sempre dense di quelladomesticità che evitava di trasformarle in oggetti astratti, in teoremigeometrici senza vita.
E difatti tra le parole chiave che descrivono lo studio vi è la parolalusso. Dove però il lusso si deve trovare nella cura delle soluzioni e nellascelta del dettaglio. E difatti questa casa di mezza montagna siapprezza nelle giunzioni, nei punti dove materiali diversi si incontrano, neldisegno sempre sofisticato di soglie, ringhiere, mancorrenti, negliattacchi tra piani orizzontali e verticali. La casa ricorda la tradizioneitaliana degli anni cinquanta e sessanta. Fa pensare a Franco Albini e agliarchitetti che in quegli anni disegnavano abitazioni molto curate:apparentemente semplici e nello stesso tempo raffinate; sempre dense di quelladomesticità che evitava di trasformarle in oggetti astratti, in teoremigeometrici senza vita.












































La contemporaneità di deamicisarchitetti nondeve intendersi come attualità, risposta immediata alla moda del momento. Ilprogettista sta sempre un passo indietro, quel passo che gli permette diguardare il mondo dell’architettura con maggiore tranquillità, operando scelteche sfuggono a temporalità, più ansiose e non meno interessanti, ma che corronoil rischio di essere bruciate più rapidamente. Da questo punto di vistail progetto rappresenta un ottimo modello per quella che potrebbe essere unastrategia di riqualificazione dei nostri borghi storici. Evita infattiatteggiamenti estremisti che possono suscitare avversione da parte di vocicritiche che si ritrovano su posizioni più tradizionaliste e, nello stessotempo, non rinuncia a dialogare con la contemporaneità, senza cadere nel falsostorico.
La contemporaneità di deamicisarchitetti nondeve intendersi come attualità, risposta immediata alla moda del momento. Ilprogettista sta sempre un passo indietro, quel passo che gli permette diguardare il mondo dell’architettura con maggiore tranquillità, operando scelteche sfuggono a temporalità, più ansiose e non meno interessanti, ma che corronoil rischio di essere bruciate più rapidamente. Da questo punto di vistail progetto rappresenta un ottimo modello per quella che potrebbe essere unastrategia di riqualificazione dei nostri borghi storici. Evita infattiatteggiamenti estremisti che possono suscitare avversione da parte di vocicritiche che si ritrovano su posizioni più tradizionaliste e, nello stessotempo, non rinuncia a dialogare con la contemporaneità, senza cadere nel falsostorico.
La contemporaneità di deamicisarchitetti nondeve intendersi come attualità, risposta immediata alla moda del momento. Ilprogettista sta sempre un passo indietro, quel passo che gli permette diguardare il mondo dell’architettura con maggiore tranquillità, operando scelteche sfuggono a temporalità, più ansiose e non meno interessanti, ma che corronoil rischio di essere bruciate più rapidamente. Da questo punto di vistail progetto rappresenta un ottimo modello per quella che potrebbe essere unastrategia di riqualificazione dei nostri borghi storici. Evita infattiatteggiamenti estremisti che possono suscitare avversione da parte di vocicritiche che si ritrovano su posizioni più tradizionaliste e, nello stessotempo, non rinuncia a dialogare con la contemporaneità, senza cadere nel falsostorico.
La contemporaneità di deamicisarchitetti nondeve intendersi come attualità, risposta immediata alla moda del momento. Ilprogettista sta sempre un passo indietro, quel passo che gli permette diguardare il mondo dell’architettura con maggiore tranquillità, operando scelteche sfuggono a temporalità, più ansiose e non meno interessanti, ma che corronoil rischio di essere bruciate più rapidamente. Da questo punto di vistail progetto rappresenta un ottimo modello per quella che potrebbe essere unastrategia di riqualificazione dei nostri borghi storici. Evita infattiatteggiamenti estremisti che possono suscitare avversione da parte di vocicritiche che si ritrovano su posizioni più tradizionaliste e, nello stessotempo, non rinuncia a dialogare con la contemporaneità, senza cadere nel falsostorico.
La contemporaneità di deamicisarchitetti nondeve intendersi come attualità, risposta immediata alla moda del momento. Ilprogettista sta sempre un passo indietro, quel passo che gli permette diguardare il mondo dell’architettura con maggiore tranquillità, operando scelteche sfuggono a temporalità, più ansiose e non meno interessanti, ma che corronoil rischio di essere bruciate più rapidamente. Da questo punto di vistail progetto rappresenta un ottimo modello per quella che potrebbe essere unastrategia di riqualificazione dei nostri borghi storici. Evita infattiatteggiamenti estremisti che possono suscitare avversione da parte di vocicritiche che si ritrovano su posizioni più tradizionaliste e, nello stessotempo, non rinuncia a dialogare con la contemporaneità, senza cadere nel falsostorico.
La contemporaneità di deamicisarchitetti nondeve intendersi come attualità, risposta immediata alla moda del momento. Ilprogettista sta sempre un passo indietro, quel passo che gli permette diguardare il mondo dell’architettura con maggiore tranquillità, operando scelteche sfuggono a temporalità, più ansiose e non meno interessanti, ma che corronoil rischio di essere bruciate più rapidamente. Da questo punto di vistail progetto rappresenta un ottimo modello per quella che potrebbe essere unastrategia di riqualificazione dei nostri borghi storici. Evita infattiatteggiamenti estremisti che possono suscitare avversione da parte di vocicritiche che si ritrovano su posizioni più tradizionaliste e, nello stessotempo, non rinuncia a dialogare con la contemporaneità, senza cadere nel falsostorico.

















La scelta di inserire questo lavoro all’interno del Padiglione Italia (Arcipelago Italia) della Biennale di Venezia, che si è occupata dellariqualificazione delle aree interne, mi sembra quindi che sia stata, per questimotivi di metodo, fertile e opportuna.
La scelta di inserire questo lavoro all’interno del Padiglione Italia (Arcipelago Italia) della Biennale di Venezia, che si è occupata dellariqualificazione delle aree interne, mi sembra quindi che sia stata, per questimotivi di metodo, fertile e opportuna.
La scelta di inserire questo lavoro all’interno del Padiglione Italia (Arcipelago Italia) della Biennale di Venezia, che si è occupata dellariqualificazione delle aree interne, mi sembra quindi che sia stata, per questimotivi di metodo, fertile e opportuna.
La scelta di inserire questo lavoro all’interno del Padiglione Italia (Arcipelago Italia) della Biennale di Venezia, che si è occupata dellariqualificazione delle aree interne, mi sembra quindi che sia stata, per questimotivi di metodo, fertile e opportuna.
La scelta di inserire questo lavoro all’interno del Padiglione Italia (Arcipelago Italia) della Biennale di Venezia, che si è occupata dellariqualificazione delle aree interne, mi sembra quindi che sia stata, per questimotivi di metodo, fertile e opportuna.
La scelta di inserire questo lavoro all’interno del Padiglione Italia (Arcipelago Italia) della Biennale di Venezia, che si è occupata dellariqualificazione delle aree interne, mi sembra quindi che sia stata, per questimotivi di metodo, fertile e opportuna.






































































































Crediti fotografici Alberto Strada, Luigi Bartoli, Gabriele Leo
Padiglione Italia - Arcipelago Italia Biennale di Venezia 2018