

Non un singolo edificio, ma un sistema: due ville e un parco che insieme compongono un’area ad alta sensibilità paesaggistica. Prima di intervenire, era necessario capire cosa questo luogo fosse stato: la morfologia del terreno, le architetture esistenti e le relazioni tra edifici e paesaggio raccontavano una storia che il tempo aveva lentamente frammentato.
La Villa Alta era la villa padronale, edificio storico di pregio la cui identità era stata progressivamente alterata da interventi successivi che ne avevano compromesso la spazialità e indebolito il rapporto con il paesaggio. Poco più in basso, la Villa Bassa, costruita all’inizio del Novecento come casa delle carrozze, aveva nel tempo perso il legame con la villa principale e con il territorio, fino a non condividerne più il linguaggio architettonico. Infine il parco, un terreno collinare segnato da oltre dodici metri di dislivello tra la quota più alta e il margine est, teneva insieme i due edifici ma aveva anch’esso progressivamente perso la propria continuità e leggibilità.
Non un singolo edificio, ma un sistema: due ville e un parco che insieme compongono un’area ad alta sensibilità paesaggistica. Prima di intervenire, era necessario capire cosa questo luogo fosse stato: la morfologia del terreno, le architetture esistenti e le relazioni tra edifici e paesaggio raccontavano una storia che il tempo aveva lentamente frammentato.
La Villa Alta era la villa padronale, edificio storico di pregio la cui identità era stata progressivamente alterata da interventi successivi che ne avevano compromesso la spazialità e indebolito il rapporto con il paesaggio. Poco più in basso, la Villa Bassa, costruita all’inizio del Novecento come casa delle carrozze, aveva nel tempo perso il legame con la villa principale e con il territorio, fino a non condividerne più il linguaggio architettonico. Infine il parco, un terreno collinare segnato da oltre dodici metri di dislivello tra la quota più alta e il margine est, teneva insieme i due edifici ma aveva anch’esso progressivamente perso la propria continuità e leggibilità.
Non un singolo edificio, ma un sistema: due ville e un parco che insieme compongono un’area ad alta sensibilità paesaggistica. Prima di intervenire, era necessario capire cosa questo luogo fosse stato: la morfologia del terreno, le architetture esistenti e le relazioni tra edifici e paesaggio raccontavano una storia che il tempo aveva lentamente frammentato.
La Villa Alta era la villa padronale, edificio storico di pregio la cui identità era stata progressivamente alterata da interventi successivi che ne avevano compromesso la spazialità e indebolito il rapporto con il paesaggio. Poco più in basso, la Villa Bassa, costruita all’inizio del Novecento come casa delle carrozze, aveva nel tempo perso il legame con la villa principale e con il territorio, fino a non condividerne più il linguaggio architettonico. Infine il parco, un terreno collinare segnato da oltre dodici metri di dislivello tra la quota più alta e il margine est, teneva insieme i due edifici ma aveva anch’esso progressivamente perso la propria continuità e leggibilità.
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La Villa Alta era la villa padronale, edificio storico di pregio la cui identità era stata progressivamente alterata da interventi successivi che ne avevano compromesso la spazialità e indebolito il rapporto con il paesaggio. Poco più in basso, la Villa Bassa, costruita all’inizio del Novecento come casa delle carrozze, aveva nel tempo perso il legame con la villa principale e con il territorio, fino a non condividerne più il linguaggio architettonico. Infine il parco, un terreno collinare segnato da oltre dodici metri di dislivello tra la quota più alta e il margine est, teneva insieme i due edifici ma aveva anch’esso progressivamente perso la propria continuità e leggibilità.
Non un singolo edificio, ma un sistema: due ville e un parco che insieme compongono un’area ad alta sensibilità paesaggistica. Prima di intervenire, era necessario capire cosa questo luogo fosse stato: la morfologia del terreno, le architetture esistenti e le relazioni tra edifici e paesaggio raccontavano una storia che il tempo aveva lentamente frammentato.
La Villa Alta era la villa padronale, edificio storico di pregio la cui identità era stata progressivamente alterata da interventi successivi che ne avevano compromesso la spazialità e indebolito il rapporto con il paesaggio. Poco più in basso, la Villa Bassa, costruita all’inizio del Novecento come casa delle carrozze, aveva nel tempo perso il legame con la villa principale e con il territorio, fino a non condividerne più il linguaggio architettonico. Infine il parco, un terreno collinare segnato da oltre dodici metri di dislivello tra la quota più alta e il margine est, teneva insieme i due edifici ma aveva anch’esso progressivamente perso la propria continuità e leggibilità.
Non un singolo edificio, ma un sistema: due ville e un parco che insieme compongono un’area ad alta sensibilità paesaggistica. Prima di intervenire, era necessario capire cosa questo luogo fosse stato: la morfologia del terreno, le architetture esistenti e le relazioni tra edifici e paesaggio raccontavano una storia che il tempo aveva lentamente frammentato.
La Villa Alta era la villa padronale, edificio storico di pregio la cui identità era stata progressivamente alterata da interventi successivi che ne avevano compromesso la spazialità e indebolito il rapporto con il paesaggio. Poco più in basso, la Villa Bassa, costruita all’inizio del Novecento come casa delle carrozze, aveva nel tempo perso il legame con la villa principale e con il territorio, fino a non condividerne più il linguaggio architettonico. Infine il parco, un terreno collinare segnato da oltre dodici metri di dislivello tra la quota più alta e il margine est, teneva insieme i due edifici ma aveva anch’esso progressivamente perso la propria continuità e leggibilità.



























Il progetto interviene innanzitutto sulla topografia, con l’obiettivo di ricomporre il paesaggio e generare nuovi spazi pertinenziali a servizio delle unità abitative. Nel parco, il lavoro si concentra sulla sezione del terreno: il ridisegno delle curve di livello diventa il gesto fondativo dell’intervento. Due autorimesse vengono integrate sotto la quota del suolo e le loro coperture si trasformano in nuove superfici praticabili, restituendo a ciascuna unità abitativa uno spazio esterno dedicato.
Anche il sistema degli accessi viene riorganizzato secondo una gerarchia più chiara. La Villa Alta recupera il proprio accesso nobile, reinterpretato come soglia rappresentativa del complesso, mentre gli ingressi secondari vengono ridisegnati in relazione alle singole unità. Parallelamente, il lavoro sul patrimonio arboreo permette di riaprire i coni visuali storici della Villa Alta verso il centro città e di restituire al cedro del Libano il suo ruolo monumentale all’interno del parco.
Il progetto interviene innanzitutto sulla topografia, con l’obiettivo di ricomporre il paesaggio e generare nuovi spazi pertinenziali a servizio delle unità abitative. Nel parco, il lavoro si concentra sulla sezione del terreno: il ridisegno delle curve di livello diventa il gesto fondativo dell’intervento. Due autorimesse vengono integrate sotto la quota del suolo e le loro coperture si trasformano in nuove superfici praticabili, restituendo a ciascuna unità abitativa uno spazio esterno dedicato.
Anche il sistema degli accessi viene riorganizzato secondo una gerarchia più chiara. La Villa Alta recupera il proprio accesso nobile, reinterpretato come soglia rappresentativa del complesso, mentre gli ingressi secondari vengono ridisegnati in relazione alle singole unità. Parallelamente, il lavoro sul patrimonio arboreo permette di riaprire i coni visuali storici della Villa Alta verso il centro città e di restituire al cedro del Libano il suo ruolo monumentale all’interno del parco.
Il progetto interviene innanzitutto sulla topografia, con l’obiettivo di ricomporre il paesaggio e generare nuovi spazi pertinenziali a servizio delle unità abitative. Nel parco, il lavoro si concentra sulla sezione del terreno: il ridisegno delle curve di livello diventa il gesto fondativo dell’intervento. Due autorimesse vengono integrate sotto la quota del suolo e le loro coperture si trasformano in nuove superfici praticabili, restituendo a ciascuna unità abitativa uno spazio esterno dedicato.
Anche il sistema degli accessi viene riorganizzato secondo una gerarchia più chiara. La Villa Alta recupera il proprio accesso nobile, reinterpretato come soglia rappresentativa del complesso, mentre gli ingressi secondari vengono ridisegnati in relazione alle singole unità. Parallelamente, il lavoro sul patrimonio arboreo permette di riaprire i coni visuali storici della Villa Alta verso il centro città e di restituire al cedro del Libano il suo ruolo monumentale all’interno del parco.
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Anche il sistema degli accessi viene riorganizzato secondo una gerarchia più chiara. La Villa Alta recupera il proprio accesso nobile, reinterpretato come soglia rappresentativa del complesso, mentre gli ingressi secondari vengono ridisegnati in relazione alle singole unità. Parallelamente, il lavoro sul patrimonio arboreo permette di riaprire i coni visuali storici della Villa Alta verso il centro città e di restituire al cedro del Libano il suo ruolo monumentale all’interno del parco.
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Anche il sistema degli accessi viene riorganizzato secondo una gerarchia più chiara. La Villa Alta recupera il proprio accesso nobile, reinterpretato come soglia rappresentativa del complesso, mentre gli ingressi secondari vengono ridisegnati in relazione alle singole unità. Parallelamente, il lavoro sul patrimonio arboreo permette di riaprire i coni visuali storici della Villa Alta verso il centro città e di restituire al cedro del Libano il suo ruolo monumentale all’interno del parco.
Il progetto interviene innanzitutto sulla topografia, con l’obiettivo di ricomporre il paesaggio e generare nuovi spazi pertinenziali a servizio delle unità abitative. Nel parco, il lavoro si concentra sulla sezione del terreno: il ridisegno delle curve di livello diventa il gesto fondativo dell’intervento. Due autorimesse vengono integrate sotto la quota del suolo e le loro coperture si trasformano in nuove superfici praticabili, restituendo a ciascuna unità abitativa uno spazio esterno dedicato.
Anche il sistema degli accessi viene riorganizzato secondo una gerarchia più chiara. La Villa Alta recupera il proprio accesso nobile, reinterpretato come soglia rappresentativa del complesso, mentre gli ingressi secondari vengono ridisegnati in relazione alle singole unità. Parallelamente, il lavoro sul patrimonio arboreo permette di riaprire i coni visuali storici della Villa Alta verso il centro città e di restituire al cedro del Libano il suo ruolo monumentale all’interno del parco.
























































Secondo intervento, la Villa Alta, la cui identità era stata progressivamente compromessa da controsoffitti e compartimentazioni che avevano soffocato le grandi altezze originarie, richiedeva un lavoro di sottrazione. Il progetto lavora per sottrazione, eliminando prima ancora che aggiungere. La demolizione dei controsoffitti restituisce la verticalità degli spazi; le porte-finestre, recuperate nelle loro proporzioni originarie, tornano a costruire un dialogo diretto tra interno ed esterno. Nuove porte di quattro metri scandiscono la sequenza degli ambienti, enfatizzando l'altezza e aprendo lunghe visuali verso il paesaggio.
Secondo intervento, la Villa Alta, la cui identità era stata progressivamente compromessa da controsoffitti e compartimentazioni che avevano soffocato le grandi altezze originarie, richiedeva un lavoro di sottrazione. Il progetto lavora per sottrazione, eliminando prima ancora che aggiungere. La demolizione dei controsoffitti restituisce la verticalità degli spazi; le porte-finestre, recuperate nelle loro proporzioni originarie, tornano a costruire un dialogo diretto tra interno ed esterno. Nuove porte di quattro metri scandiscono la sequenza degli ambienti, enfatizzando l'altezza e aprendo lunghe visuali verso il paesaggio.
Secondo intervento, la Villa Alta, la cui identità era stata progressivamente compromessa da controsoffitti e compartimentazioni che avevano soffocato le grandi altezze originarie, richiedeva un lavoro di sottrazione. Il progetto lavora per sottrazione, eliminando prima ancora che aggiungere. La demolizione dei controsoffitti restituisce la verticalità degli spazi; le porte-finestre, recuperate nelle loro proporzioni originarie, tornano a costruire un dialogo diretto tra interno ed esterno. Nuove porte di quattro metri scandiscono la sequenza degli ambienti, enfatizzando l'altezza e aprendo lunghe visuali verso il paesaggio.
Secondo intervento, la Villa Alta, la cui identità era stata progressivamente compromessa da controsoffitti e compartimentazioni che avevano soffocato le grandi altezze originarie, richiedeva un lavoro di sottrazione. Il progetto lavora per sottrazione, eliminando prima ancora che aggiungere. La demolizione dei controsoffitti restituisce la verticalità degli spazi; le porte-finestre, recuperate nelle loro proporzioni originarie, tornano a costruire un dialogo diretto tra interno ed esterno. Nuove porte di quattro metri scandiscono la sequenza degli ambienti, enfatizzando l'altezza e aprendo lunghe visuali verso il paesaggio.
Secondo intervento, la Villa Alta, la cui identità era stata progressivamente compromessa da controsoffitti e compartimentazioni che avevano soffocato le grandi altezze originarie, richiedeva un lavoro di sottrazione. Il progetto lavora per sottrazione, eliminando prima ancora che aggiungere. La demolizione dei controsoffitti restituisce la verticalità degli spazi; le porte-finestre, recuperate nelle loro proporzioni originarie, tornano a costruire un dialogo diretto tra interno ed esterno. Nuove porte di quattro metri scandiscono la sequenza degli ambienti, enfatizzando l'altezza e aprendo lunghe visuali verso il paesaggio.
Secondo intervento, la Villa Alta, la cui identità era stata progressivamente compromessa da controsoffitti e compartimentazioni che avevano soffocato le grandi altezze originarie, richiedeva un lavoro di sottrazione. Il progetto lavora per sottrazione, eliminando prima ancora che aggiungere. La demolizione dei controsoffitti restituisce la verticalità degli spazi; le porte-finestre, recuperate nelle loro proporzioni originarie, tornano a costruire un dialogo diretto tra interno ed esterno. Nuove porte di quattro metri scandiscono la sequenza degli ambienti, enfatizzando l'altezza e aprendo lunghe visuali verso il paesaggio.

































































































































































































Se la Villa Alta richiedeva un lavoro di sottrazione, la Villa Bassa che aveva perso sia il legame con il paesaggio sia la coerenza del proprio linguaggio chiedeva invece una nuova definizione. Il progetto affronta quindi un doppio tema: ridefinire il volume e riequilibrare, rispetto alla Villa Alta il suo carattere subalterno originario.
Ogni livello viene messo in relazione diretta con una quota del parco, restituendo a ciascun piano uno spazio esterno dedicato; al piano terra il porticato viene chiuso con grandi vetrate a profilo minimo; al piano primo una promenade collega il parco all’ingresso del livello, risolto come una porta-finestra circolare interpretata come un “occhio” sul paesaggio e in dialogo formale con un elemento della Villa Alta; all’ultimo livello il sottotetto recuperato si apre sul paesaggio attraverso un terrazzo in quota. Il tetto viene infine ridisegnato con una sagoma più alta, rivestita in tegole a coda di castoro in cotto smaltato giallo oro: un omaggio alla tradizione Liberty e un segno identitario riconoscibile del nuovo edificio.
Se la Villa Alta richiedeva un lavoro di sottrazione, la Villa Bassa che aveva perso sia il legame con il paesaggio sia la coerenza del proprio linguaggio chiedeva invece una nuova definizione. Il progetto affronta quindi un doppio tema: ridefinire il volume e riequilibrare, rispetto alla Villa Alta il suo carattere subalterno originario.
Ogni livello viene messo in relazione diretta con una quota del parco, restituendo a ciascun piano uno spazio esterno dedicato; al piano terra il porticato viene chiuso con grandi vetrate a profilo minimo; al piano primo una promenade collega il parco all’ingresso del livello, risolto come una porta-finestra circolare interpretata come un “occhio” sul paesaggio e in dialogo formale con un elemento della Villa Alta; all’ultimo livello il sottotetto recuperato si apre sul paesaggio attraverso un terrazzo in quota. Il tetto viene infine ridisegnato con una sagoma più alta, rivestita in tegole a coda di castoro in cotto smaltato giallo oro: un omaggio alla tradizione Liberty e un segno identitario riconoscibile del nuovo edificio.
Se la Villa Alta richiedeva un lavoro di sottrazione, la Villa Bassa che aveva perso sia il legame con il paesaggio sia la coerenza del proprio linguaggio chiedeva invece una nuova definizione. Il progetto affronta quindi un doppio tema: ridefinire il volume e riequilibrare, rispetto alla Villa Alta il suo carattere subalterno originario.
Ogni livello viene messo in relazione diretta con una quota del parco, restituendo a ciascun piano uno spazio esterno dedicato; al piano terra il porticato viene chiuso con grandi vetrate a profilo minimo; al piano primo una promenade collega il parco all’ingresso del livello, risolto come una porta-finestra circolare interpretata come un “occhio” sul paesaggio e in dialogo formale con un elemento della Villa Alta; all’ultimo livello il sottotetto recuperato si apre sul paesaggio attraverso un terrazzo in quota. Il tetto viene infine ridisegnato con una sagoma più alta, rivestita in tegole a coda di castoro in cotto smaltato giallo oro: un omaggio alla tradizione Liberty e un segno identitario riconoscibile del nuovo edificio.
Se la Villa Alta richiedeva un lavoro di sottrazione, la Villa Bassa che aveva perso sia il legame con il paesaggio sia la coerenza del proprio linguaggio chiedeva invece una nuova definizione. Il progetto affronta quindi un doppio tema: ridefinire il volume e riequilibrare, rispetto alla Villa Alta il suo carattere subalterno originario.
Ogni livello viene messo in relazione diretta con una quota del parco, restituendo a ciascun piano uno spazio esterno dedicato; al piano terra il porticato viene chiuso con grandi vetrate a profilo minimo; al piano primo una promenade collega il parco all’ingresso del livello, risolto come una porta-finestra circolare interpretata come un “occhio” sul paesaggio e in dialogo formale con un elemento della Villa Alta; all’ultimo livello il sottotetto recuperato si apre sul paesaggio attraverso un terrazzo in quota. Il tetto viene infine ridisegnato con una sagoma più alta, rivestita in tegole a coda di castoro in cotto smaltato giallo oro: un omaggio alla tradizione Liberty e un segno identitario riconoscibile del nuovo edificio.
Se la Villa Alta richiedeva un lavoro di sottrazione, la Villa Bassa che aveva perso sia il legame con il paesaggio sia la coerenza del proprio linguaggio chiedeva invece una nuova definizione. Il progetto affronta quindi un doppio tema: ridefinire il volume e riequilibrare, rispetto alla Villa Alta il suo carattere subalterno originario.
Ogni livello viene messo in relazione diretta con una quota del parco, restituendo a ciascun piano uno spazio esterno dedicato; al piano terra il porticato viene chiuso con grandi vetrate a profilo minimo; al piano primo una promenade collega il parco all’ingresso del livello, risolto come una porta-finestra circolare interpretata come un “occhio” sul paesaggio e in dialogo formale con un elemento della Villa Alta; all’ultimo livello il sottotetto recuperato si apre sul paesaggio attraverso un terrazzo in quota. Il tetto viene infine ridisegnato con una sagoma più alta, rivestita in tegole a coda di castoro in cotto smaltato giallo oro: un omaggio alla tradizione Liberty e un segno identitario riconoscibile del nuovo edificio.
Se la Villa Alta richiedeva un lavoro di sottrazione, la Villa Bassa che aveva perso sia il legame con il paesaggio sia la coerenza del proprio linguaggio chiedeva invece una nuova definizione. Il progetto affronta quindi un doppio tema: ridefinire il volume e riequilibrare, rispetto alla Villa Alta il suo carattere subalterno originario.
Ogni livello viene messo in relazione diretta con una quota del parco, restituendo a ciascun piano uno spazio esterno dedicato; al piano terra il porticato viene chiuso con grandi vetrate a profilo minimo; al piano primo una promenade collega il parco all’ingresso del livello, risolto come una porta-finestra circolare interpretata come un “occhio” sul paesaggio e in dialogo formale con un elemento della Villa Alta; all’ultimo livello il sottotetto recuperato si apre sul paesaggio attraverso un terrazzo in quota. Il tetto viene infine ridisegnato con una sagoma più alta, rivestita in tegole a coda di castoro in cotto smaltato giallo oro: un omaggio alla tradizione Liberty e un segno identitario riconoscibile del nuovo edificio.








































































































































Progettazione architettonica e direzione lavori De Amicis Architetti
Committente Privato
Crediti fotografici Alberto Strada