107. APPARTAMENTO BORGHESE

Milano

Microcosmi di edilizia popolare del centro storico milanese, le cosiddette case di ringhiera sono da tempo interessate da riconversioni radicali sia a livello dell’intero fabbricato sia dei piccoli appartamenti che le compongono.

La ristrutturazione di una tipica unità abitativa di circa 50 mq, che invece non aveva subito nel corso degli anni particolari rimaneggiamenti interni e conservava dunque l’impianto originario, ha stimolato una riflessione generale sull’articolazione di spazi minimi in un involucro consolidato. 

Allo scopo di mantenere la ricchezza identitaria del contenitore, la configurazione planimetrica è stata mantenuta nella sua vocazione tipologica: gli ambienti di servizio, ingresso e cucina, attraverso il ballatoio, si rivolgono alla vita comune della corte, mentre gli spazi personali e di rappresentanza dialogano con la città e le antiche rovine romane su cui si affacciano. 

Questo doppio registro è accentuato dalla tessitura della pavimentazione in marmo striato olimpico e rovere naturale: la matrice geometrica mantiene in connessione le due anime della casa, mentre la scala inusuale della posa dilata gli spazi. Le soglie in ferro calamina tra gli ambienti, infine, accompagnano le strutture portanti preesistenti e riquadrano i pavimenti, enfatizzando così la concatenazione degli ambienti.

Per rievocare ulteriormente la memoria storica della preesistenza, sono state riportate alla luce dove possibile le travi a soffitto, restaurate attraverso una semplice sabbiatura, e sono stati ricollocati in posizioni diverse le porte e gli stipiti originali. 

Gli arredi su misura, pur configurandosi essi stessi come piccole architetture autonome, instaurano un dialogo esplicito con l’architettura dell’involucro: così la madia in ottone e legno cannettato incorpora i gradini di collegamento con la scala sovrastante in ferro calamina e bracci in ottone satinato, l’armadio in camera da letto rispecchia attraverso un’apertura in vetro cannettato la finestra sul lato opposto, la cucina in acciaio e legno di rovere, articolandosi su particolari modanature a disegno, diventa un fuoco percettivo dall’ingresso, e infine gli apparecchi illuminanti a sospensione, tutti con forte valore ornamentale, entrano in risonanza con gli altri oggetti presenti.

È in questa articolazione polifonica degli elementi e nell’equilibrio tra manufatto artigianale e architettonico che risiede lo spirito dell’intervento progettuale.

 

Ph. Alberto Strada