109. DIGITAL ENTITY WORKSPACE TOP FLOOR MILANO

Milano

La tipologia del luogo del lavoro dipenderà sempre meno dalla mansione o dallo status, e sempre più dalle necessità operative. Ciò significa introdurre nell’ambito della progettazione anche la dimensione temporale, dal momento che le persone già ora tendono a utilizzare luoghi diversi in funzione delle attività, degli orari e delle stagioni.

Alla luce delle nuove possibilità di svolgere funzioni da remoto, il luogo del lavoro dovrà essere inteso sempre più come opportunità di relazione e di condivisione con una conseguente rivalutazione dei luoghi intermedi o informali (sosta o attesa).

Il progetto per Digital Entity è un tentativo di dare forma e materia a questi concetti.

Al concetto di “spazi flessibili” (tipicamente open space suddivisibili), abbiamo sostituito una sommatoria di sotto-spazi ad alta identità estremamente variati per dimensione, tipologia e livello di privacy. Quindi spazi preconfigurati progettati nei particolari in cui tornano ad essere importanti le geometrie, i materiali, le luci, e le componenti di arredo. Le necessarie condizioni di flessibilità sono state invece garantite da arredi riconfigurabili capaci di trasformarsi secondo le esigenze, tra i quali emerge il tavolo OTTO, con le sue diverse possibilità di composizione e di finitura.

Prende forma così un nuovo “mondo del lavoro” nel quale i dipendenti possono sperimentare una libertà espressiva analoga a quella promessa dai servizi offerti da loro stessi ai clienti.

Aree lounge con tappeto, tavolo, divani e poltroncine, area per riunioni informali con tavolo alto e cucina di supporto, box per i gruppi di lavoro, phone call, armadi riservati, tende in velluto e tessuti tramati, frame metallici per filtrare gli spazi open e postazioni di lavoro collettive e individuali e pareti scrivibili che diventano strumenti di lavoro, sono, nello specifico, gli spazi e gli oggetti che popolano questo nuovo mondo.

L’illuminazione artificiale duplica quella naturale, sia per punto di origine e riprendendone, sia per temperatura colore.

 

 

​Fotografie

Andrea Bosio